Diversi Sindaci del Crotonese, assieme ad un piccolo gruppo di studenti, forze dell'ordine e cittadini, hanno preso parte questa mattina alla commemorazione del 67° anniversario dei Fatti di melissa. Il sindaco di Melissa, Gino Murgi, assieme al Presidente della Provincia di Crotone Franco Parise e al segretario provinciale della CGIL Raffaele Falbo hanno posto una corona di fiori sul monumento.

"Da parte nostra c’è un sentimento di profonda gratitudine nei loro confronti”, afferma Gino Murgi, "perché facciamo memoria di un tragico evento, un evento buio, scuro perché la polizia spara sui contadini inermi e che erano andati giustamente ad occupare le terre incolte.

". La cerimonia è proseguita presso il cimitero comunale e la chiesa del paese.

I fatti di Melissa

Nel dopoguerra la situazione in Italia non era delle migliori, specialmente nel meridione. La maggior parte delle famiglie viveva di agricoltura, in condizioni non proprio ottimali. Non era infatti previsto che i contadini potessero comprare un pezzo di terra: il loro lavoro era subordinato alla disponibilità del latifondista, che concedeva i terreni in base alle stagioni, in relazione a ciò che voleva produrre.

Questa condizione, avallata durante il Fascismo, non favoriva i lavoratori della terra. Il salario era minimo (spesso del tutto inesistente), si otteneva una minima parte del raccolto (il resto veniva venduto) e si era costretti a lunghi periodi di inoccupazione. La vita dei contadini era dunque scandita dalle esigenze produttive dei proprietari terrieri, e in certi periodi dell'anno era difficile procurarsi anche del cibo.

Il 29 Ottobre del 1949 i contadini di Melissa decisero di seguire quanto sancito dal D.L.L. 19 Ottobre 1944, Concessione ai contadini delle terre incolte, promosso da Fausto Gullo, detto il "Ministro dei Contadini". Andarono così ad occupare dei territori incolti in località Fragalà, poco distante dal paese. Pensarono di ottenere una terra da coltivare, ma il latifondista non gradì l'occupazione. Dopo diverse richieste di sgombero, si passò ai fatti: la Polizia aprì il fuoco, uccidendo 3 persone (Francesco Nigro, Angelina Mauro e Giovanni Zito) e ferendone altre 15.

A seguito di questi fatti, vi fu una forte mobilitazione politica. Sin da subito il governo si impegnò a promuovere una riforma agraria per impedire che fatti del genere potessero accadere nuovamente. L'anno successivo, il governo approvò una legge che consegnava la proprietà delle terre in mano ai contadini, che così non dovevano più sottostare alle regole del latifondista, potendo lavorare ed operare in piena libertà.

Nonostante il recente spopolamento delle terre, negli ultimi anni si sta verificano un'inversione di marcia. Sono molti i giovani che tornano a lavorare nelle terre di famiglia, ottenute grazie alla riforma del 1950, anche grazie a nuove idee di sostenibilità ed ai numerosi finanziamenti disponibili.

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