Era stata paventata fin da subito, dopo la morte del suo fondatore, la vendita della catena dei supermercati Esselunga.

In verità, le offerte per l'acquisizione sono sempre state molte, ultime in ordine di tempo quelle avanzate da due colossi stranieri, le due entità di private equity Blackstone e Cvc, risalenti allo scorso agosto ed attualmente all'esame della banca d'affari Citygroup.

Caprotti, per dovere di cronaca, si era sempre opposto a qualsiasi cessione: non ne voleva proprio sentir parlare, anche se la valutazione sul mercato della sua "creatura" oscillava tra i 4 e i 6 miliardi di euro.

Fondata nel 1957, la catena di distribuzione nella GDO si è affermata, conquistando in poco tempo una notorietà a dir poco disarmante: il nord Italia ne ha visto la rapida espansione; a poco a poco anche il centro Italia ne ha conosciuto la potenza, anche se l'affermazione nelle zone a preminenza Coop è stato complesso e difficile.

L'apertura del testamento

Le ultime volontà del patron di Esselunga sono state rese note a seguito della lettura del suo testamento, presso lo studio del Notaio Marchetti: Caprotti ha lasciato la quota a sua disposizione (pari al 25% delle azioni della holding che controlla anche la catena Esselunga) alla moglie Giuliana Albera ed alla figlia Marina.

Le due donne, sommando le quote ereditate alla legittima, detengono il 66.7% del capitale, in definitiva sono le uniche a poter dire la loro sul futuro della catena. 

Nel frattempo, il Cda della Supermarkets Italiani (la holding, appunto, che detiene il controllo della catena) ha di fatto congelato ogni azione: i vertici hanno deciso, "in considerazione della scomparsa del Dottor Bernardo Capretti, di non dare corso, allo stato, ad operazioni relative alla controllata Esselunga" , come riporta il comunicato stampa diffuso. 

La guida della holding è stata per il momento affidata a Piergaetano Marchetti; il figlio di Caprotti, Giuseppe, grande assente anche nel testamento (come era prevedibile, visti i dissidi con il padre), ha rilasciato un laconico commento, subito dopo l'apertura del testamento: "Faremo di tutto per salvaguardare il gruppo".

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