Sono rientrati ieri mattina in Italia, Danilo Calonego e Bruno Cacace,  subito prelevati per gli interrogatori di rito. Rapiti lo scorso settembre, insieme ad un collega italocanadese, tornano finalmente a casa dopo oltre un mese e mezzo di prigionia.

Bloccati da un gruppo armato lo scorso 19 settembre, mentre viaggiavano su un' auto guidata dallo stesso uomo che doveva fungere da scorta, i tre dovevano essere accompagnati da una quarta figura, il fatidico "uomo con la valigetta", manager della società per la quale i tecnici operavano in libia.

Il portavalori avrebbe dovuto consegnare una cospicua somma di denaro per il pagamento dell'ultima tranche di lavori relativi alla commessa acquisita dalla Con.i.Cos., per i lavori all'aeroporto di Ghat. 

Il terrorismo non c'entra, erano criminali comuni

Il commando di rapitori doveva avere certamente un basista, affermano i tecnici. La conferma l'hanno avuto proprio dai rapitori che - una volta fermata la vettura - hanno constatato che non era presente il manager con il denaro, affermando a chiare lettere "lui non c'è".

A quel punto è stato quasi un passo "obbligato" portare a termine l'operazione, capovolgendo il piano iniziale: il rapimento per ottenere comunque denaro, in cambio della liberazione degli ostaggi.

Fin da subito il "sindaco" di Ghat - Komani Mohamed Saleh, uomo forte sul territorio, con agganci potenti, aveva affermato di conoscere molto bene gli autori del rapimento: criminali comuni, già noti alle forze dell'ordine.

Le affermazioni  fatte da Saleh non avevano però fugato i dubbi della prima ora, ovvero la matrice terroristica.

Dai racconti degli ostaggi liberati si evince, invece, che il terrorismo non è concatenato con l'azione criminosa: nessuna traccia di osservanza religiosa da parte dei rapitori, nessuna affermazione che avrebbe potuto avallare l'appartenenza all'Isis.

Matteo Renzi ringrazia

Dopo quattro giorni di continue peregrinazioni, gli ostaggi sono stati trasferiti in un appartamento a 300 km da Ghat, lo stesso dal quale sono stati liberati.

Sulla dinamica della liberazione non sono giunte informazioni esaustive: si è parlato di un blitz, ma l'ipotesi è debole: l'intelligence italiana, presente sul territorio fin dalle prime ore successive al sequestro, non avrebbe mai potuto autorizzare o avvallare un' azione potenzialmente in grado di porre a repentaglio la vita degli ostaggi.

Il Premier Renzi tira un sospiro di sollievo: ringrazia tutti coloro che si sono prodigati per la risoluzione positiva del caso, dalla Farnesina alle autorità libiche, in primo luogo ai referenti delle comunità tribali stanziate nella zona di Gath, che hanno collaborato attivamente e non hanno fatto mai mancare il proprio sostegno.

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