Uomo muore di cancro al pronto soccorso, è successo a Roma in un ospedale come tanti, peccato che nella metropoli fosse molto noto e che il figlio sia un giornalista di Askanews. Dopo qualche giorno dal lutto, Patrizio Cairoli scrive una lettera al ministro della Salute, per comunicarle come è morto il padre. Chi ha avuto un familiare colpito dal cancro sa che non è un caso sporadico, ma che spesso si viene lasciati soli ad affrontare un evento così terribile.

A Roma un uomo muore di cancro al pronto soccorso 

Assurdo ma vero, è successo proprio nella capitale italiana, dove in un ospedale un uomo è morto di cancro al pronto soccorso e come riferisce il figlio, giornalista di Askanews, con: "Nessuna privacy né dignità". Patrizio Cairoli, dopo qualche giorno dal doloroso lutto, che lo ha colpito anche per il modo in cui è venuto a mancare il padre, ha scritto al ministro della salute Beatrice Lorenzin. L'intenzione del figlio giornalista è impedire che altri casi simili a quello del padre avvengano ad altre persone e la risposta del ministro è che "invierà gli ispettori nel nosocomio romano".

Beatrice Lorenzin ha quindi continuato: "Sono rimasta molto colpita da questa lettera, ci sono dei punti molto gravi, ho dato mandato al mio capo ufficio stampa di reperire più informazioni dopo di che manderemo gli ispettori". Per dovere di cronaca riportiamo il contenuto integrale di un pezzo della lettera che è giunta al ministro della salute: "Signora ministra, sono passati circa tre mesi dal giorno in cui mio padre ha scoperto di avere un cancro a quello della sua morte; metà del tempo lo ha trascorso ad aspettare l'inizio della radioterapia, l'altro ad attendere miglioramenti che non sono mai arrivati. Nonostante la malattia, ci avevano prospettato anni di vita da trascorrere in modo dignitoso".

Dura la lettera di Patrizio Cairoli al ministro Lorenzin

La lettera continua descrivendo il calvario durato tre mesi di un uomo, malato terminale di cancro, a cui è stata effettuata la radioterapia "palliativa", che invece di farlo stare un poco meglio, lo ha ridotto peggio ed in una situazione molto dolorosa, a cui i medici facevano fronte con indifferenza ed alte dosi di tachipirina, quasi che un malato terminale avesse meno diritto di altri di essere curato, per il solo fatto che secondo i nostri luminari, il suo destino è già segnato.

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L'ingiustizia continua Patrizio Cairoli è continuata da parte di chi non ha saputo indicare, o meglio si è guardato bene dal farlo, le strutture adatte ad un padre malato di cancro, dove l'uomo avrebbe potuto morire con dignità e non in un pronto soccorso, vicino a chi di grave non aveva nulla ed agli sguardi pietosi delle visite, che portavano alimenti ai parenti ricoverati.

Nessuna terapia del dolore, fino alla indegna fine avvenuta al san Camillo, tra l'altro un ospedale diverso da quello in cui il paziente era stato seguito, dove ha ricevuto morfina. Dopo 56 ore di supplizio, nella speranza di avere un po' di privacy almeno nella Morte, il padre è passato a migliore vita, senza un posto letto, ma ancora nella corsia di un pronto soccorso. Purtroppo non è un caso sporadico e chi ha avuto l'esperienza del cancro sa di averlo dovuto affrontare da solo, come nel caso di chi sta scrivendo.