Secondo la perizia sul caso stefano cucchi, ad ucciderlo è stata l'epilessia. Una scarsa alimentazione, unita alla tossicodipendenza, avrebbe annullato gli effetti delle medicine che il geometra prendeva, per tenere a bada la malattia. A tutto ciò è arrivato il collegio dei periti nominati dal Gip nell'inchiesta bis, iniziata per verificare il perché il corpo del ragazzo avesse tutte quelle lesioni. Benché molte prove furono raccolte, queste non certificano esattamente di cosa sia morto il trentenne romano, e le ipotesi più seguite dai periti sono proprio l'epilessia, o la frattura della vertebra sacrale.

Per i famigliari invece, la morte è dovuta alle diverse fratture, e al globo vescicale, versione sostenuta sin dall'inizio.

Su facebook, la sorella, Ilaria, in un post ha scritto "di essere fiduciosa, e che si avrà un processo per omicidio".

La storia di Stefano Cucchi

Dopo esser stato visto dai carabinieri, scambiare con un signore dei soldi in cambio di una confezione trasparente, il 15 ottobre 2009, Stefano Cucchi viene immediatamente fermato e portato in caserma dove viene perquisito. Gli vengono trovati addosso 21 grammi di hashish divisi in dodici confezioni, tre dosi di cocaina, una compressa anti-epilessia (del quale il giovane era sofferente), e per questo venne decisa la custodia cautelare. Il trentenne in quel momento non evidenziava nessun trauma, ma aveva un indice di massa corporea di 13,9 dato che evidenzia una malnutrizione. Il giorno successivo all'arresto, il Cucchi viene processato per direttissima, e già da quel momento si nota, che fa fatica a parlare e a camminare, e sugli occhi ha degli ematomi, ma parlando con il padre, non dice di esser stato malmenato.

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Il giudice stabilisce una nuova udienza, confermando la custodia cautelare nel carcere romano di Regina Coeli. Le condizioni però continuano a peggiorare, e viene portato all'ospedale Fatebenefratelli, dove la diagnosi dice che vi sono lesioni alle gambe, all'addome, al torace e al viso, compresa la frattura della mandibola, ma non avviene il ricovero. Il 22 ottobre il geometra muore all'ospedale Sandro Pertini. Il suo corpo pesa malapena 37 kg, a fronte dei 43 kg del giorno dell'arresto. I genitori cercano invano di vedere o avere notizie del figlio, ma ha sue notizie solo quando l'ufficiale giudiziario si reca nella loro abitazione per chiedere l'autorizzazione all'autopsia.