È stato ritrovato e arrestato l’omicida evaso dall’ospedale psichiatrico di Nizza, internato con l’accusa di aver accoltellato e ucciso un passante, nel 2011. Un’evasione che pone seri dei dubbi sull’efficacia delle misure di sorveglianza adottate dall’Opg di Nizza ma lascia da pensare anche sulla ormai completa chiusura degli ex manicomi criminali in Italia. Dove finiranno gli ex Internati? Sarà loro riconosciuto quel rispetto della dignità umana che non era una prerogativa delle strutture manicomiali? Sono previste delle misure di sicurezza anche per la società?

Negli ormai ex Opg erano internati sia i colpevoli di banali reati sia criminali quali il “cannibale di Torrione” che uccise e divorò la madre, oltre ad una larga fascia intermedia.

Per sostituire gli ospedali psichiatrici giudiziari sono state create le Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) strutture previste per accogliere soggetti che, per ragioni di salvaguardia e protezione, non è possibile dimettere. A differenza dell’Opg queste strutture dovrebbero assicurare il recupero del soggetto attraverso un programma terapeutico personalizzato e tale da permettere il rientro nella società.

Il nuovo motto: non punire ma curare

Il motto delle Rems è “non punire ma curare”. Però, l’ottimismo che pervade i fautori di questi nuovi percorsi psichiatrici non è condiviso da tutti, anzi da più parti si teme che queste strutture, per loro stessa natura, non possano avere un carattere restrittivo e permettere a pazienti più o meno pericolosi di allontanarsi (o si dice evadere?).

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Resta da capire se è sufficiente la sorveglianza nelle 24 ore del personale di vigilanza e se sarà sempre effettuata con puntualità presso ogni Rems.

Il programma di riabilitazione sanitario viene effettuato dai Centri di salute mentale delle Asl di residenza in collaborazione con l’autorità giudiziaria che dovrà intervenire qualora si verifichino delle situazioni per cui un soggetto non possa più godere delle misure alternative alla detenzione.

In ogni caso si chiude un capitolo oscuro e poco edificante della psichiatria detentiva in Italia. Il termine Manicomio è sempre stato simbolo del degrado umano ma anche della sopraffazione nei confronti di persone che non erano in grado, o non gli era concesso, di difendersi. Spesso luoghi di abuso e torture, dove venivano cancellate la volontà e la dignità umana.

Nell'Opg di Aversa, Cutolo e Gramsci

Infatti, se nel 1975 i “manicomi” diventano “ospedali psichiatrici” ciò è dovuto proprio alla vergogna che suscita il termine, anche se il cambiamento della denominazione non determina un’automatica trasformazione di quei luoghi in alberghi a cinque stelle.

Il primo manicomio criminale d’Italia è stato quello di Aversa. Avviò nel 1876 un programma sperimentale ed aprì una sezione per i maniaci. Nel 1891 assunse la forma carceraria che ha mantenuto negli anni. L’Opg di Aversa è famoso, sia per la sua lunghissima storia che per l’ospitalità data a due personaggi di grande rilievo, anche se privi di punti di contatto: Raffaele Cutolo e, nientemeno, che Antonio Gramsci.

Cutolo, capo della Nuova camorra organizzata fu fatto evadere da questo istituto nel 1978 destando enorme clamore. Antonio Gramsci, fu invece internato per ragioni politiche e non certo per problemi mentali. Le sue condizioni di salute erano pessime e una perizia, forse poco obiettiva del medico che poi ha dato il nome all’Opg aversano, Filippo Saporito, lo costrinse a rimanere, ancora nell’ex convento, che adesso diventerà un carcere a custodia attenuata.