Ufficialmente la sua professione era quella di guardia giurata. Anche se, secondo la Procura della Repubblica di Cagliari, Giuseppe Levanti, 59 anni, cagliaritano di San Michele, sarebbe il basista che avrebbe fornito in diverse circostanze tutte le informazioni necessarie (ed indispensabili) per mettere a segno in particolare il “colpo grosso” al portavalori della Vigilanza Sardegna (azienda in cui Levanti lavorava) che era andato in scena il 21 marzo di due anni fa, esattamente sulla strada statale 131 di Carlo Felice, all’altezza del bivio di Serrenti. Il bottino del colpo si aggirava intorno ai sei milioni di euro. L’uomo è stato arrestato la scorsa mattina, nella sua abitazione di San Michele, dagli uomini della Squadra Mobile di Cagliari, coordinati dal primo dirigente Alfredo Fabrocini.

Intercettazioni ambientali

Ad incastrarlo sarebbero anche delle intercettazioni telefoniche in cui il vigilantes spiegherebbe ad un interlocutore desulese come tagliare con un gioco da ragazzi la lamiera di un qualsiasi furgone blindato, senza far scattare il sistema di protezione che attraverso la schiuma macchia le banconote e le rende inutilizzabili. All’interno dell’abitazione della guardia giurata gli uomini della Squadra Mobile hanno recuperato ventimila euro in contanti, un fucile a pompa che appartiene all’istituto di vigilanza in cui ora lavora e una pistola 7.65. Tutte le armi erano state denunciate e detenute legalmente.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata firmata dal gip Giovanni Massida su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Cagliari, Rossana Allieri.

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Le prove raccolte dalla Polizia erano talmente scottanti che il giudice ha formulato per Giuseppe Levati l’accusa di concorso in rapina aggravata. Bisogna sottolineare il fatto che comunque il tenore di vita dell’uomo non era cambiato anche se il vigilantes – secondo la Polizia – qualche sfizio iniziava a toglierselo.

Assalto armato

Il comando di banditi era entrato in azione poco dopo le 15 del 21 marzo di due anni fa. La banda, armata fino ai denti, aveva bloccato due furgoni blindati della “Vigilanza Sardegna” utilizzando camion rubati e altri mezzi. Poi, sparando in aria diversi e numerosi colpi di arma da fuoco, erano riusciti ad aprire la porta del caveau, portando via la bellezza di sei milioni di euro in un colpo solo.