Il perdono di Assisi del pittore francese Jean Lhomme, che lavorò per Papa Urbano VIII, è sparito dalla chiesa di Santo Stefano, nella frazione Nottoria. La scoperta è stata fatta dal parroco della chiesa. Al momento non è certo che si tratti di un furto, ma i Carabinieri del nucleo tutela patrimonio artistico e culturale stanno indagando per ricostruire l'accaduto.

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Potrebbe essere un furto oppure il gesto di qualcuno che ha messo in salvo il dipinto per difenderlo dai ladri. Nei giorni scorsi infatti diversi parrocchiani della zona si sono fatti avanti per consegnare oggetti preziosi che avevano portato via dalle chiese per difenderli dai ladri. Sta di fatto che dalla chiesa di Santo Stefano di Nottoria, frazione di Norcia, il quadro è sparito e sono rimasti solo il telaio d'alluminio messo nel 1989 e la cornice.

Il perdono di Assisi del pittore francese Jean Lhomme
Il perdono di Assisi del pittore francese Jean Lhomme

L'appello social: "Divulgate le foto"

Questo non lascerebbe dubbi al popolo di facebook: la sparizione è opera di uno sciacallo che ha approfittato del fatto che molte chiese sono rimaste incustodite dopo il terremoto del 30 ottobre scorso e bisogna impedire a tutti i costi che possa essere venduto. Il Professor Alberto D’Atanasio chiede a tutti massima condivisione delle foto del quadro affinché possa essere ritrovato: “Un mio ex studente, Daniele, mi chiama e mi avverte con aria angosciata e triste: “hanno rubato la tela di Nottoria, frazione di Norcia.

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Si tratta di un quadro di un artista francese, ce ne sono solo due esemplari in tutto il mondo. Non abbiamo le fotografie perché l’archivio è inagibile”. "Nottoria mi è nota perché nel 1989, fresco di specializzazione post laurea ho avuto il privilegio di lavorare per una realtà fantastica di restauro e conservazione delle opere d’arte. Mi è stato facile per tanto capire che l’opera era il Perdono d’Assisi di Jeanne Lhomme. Trovo il libro e spedisco le foto via chat, avverto i carabinieri.

Divulgate le foto perché queste bestie non possano vendere un pezzo di noi, di noi tutti. Salviamo il nostro tesoro culturale, salviamo i segni della nostra appartenenza e identità”.

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