Una ordinanza comunale entrata in vigore dal primo dell'anno impone nuove regole per l'apertura dei coffeeshop, i famosi locali olandesi che vendono hashish e marijuana, che da ora in poi dovranno trovarsi ad una distanza di almeno 250 metri dagli edifici scolastici. Il provvedimento è valso la chiusura per 26 o 27 locali, tra i quali lo storico Mellow Yellow, che era aperto dal 1967 e rappresentava il più longevo coffee shop di amsterdam. Nei pressi del famoso locale c'è una scuola per parrucchieri, e anche se la maggior parte degli alunni sono adulti, rientra a pieno titolo nella nuova legge voluta dal sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan.

La chiusura dello storico coffeshop

Mentre la notte del 31 Dicembre scorso il mondo festeggiava l'arrivo del nuovo anno, per Johhny Petram, 33enne titolare del mellow yellow e per molti cultori della canapa di tutto il mondo che avevano visitato il locale è stato un capodanno triste.

La notizia pur essendo stata generalmente ignorata dai media mainstream, è stata ripresa con grande enfasi da tutte le associazioni ed i siti antiproibizionisti d'Europa. A dare evidenza alla notizia in Italia è stata l'associazione Freeweed, che si batte per la regolamentazione del mercato della cannabis in Italia.

La situazione dei coffeeshop in Olanda

Negli ultimi lustri più volte i governi olandesi che si sono susseguiti hanno paventato la chiusura dei coffeeshop, che nell'ordinamento olandese non sono "legali", bensì sono "tollerati", a patto che seguano una serie di regole, che man mano sono diventate più stringenti. Nel 2014 il governo olandese ha approvato una legge che limita ai soli residenti nei Paesi Bassi, muniti di una tessera chiamata "weed pass", la possibilità di entrare nei coffeshoop, proibendo in questo modo l'ingresso ai turisti.

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Ma la stretta proibizionista rischiava di creare problemi in alcune città, quindi in seguito fu deciso di lasciare ai comuni la possibilità di scegliere come comportarsi, e molte amministrazioni - per esempio quelle di Amsterdam, Eindhoven, L’Aia, Leida, Rotterdam e Utrecht, per citare le città più conosciute - hanno deciso di lasciare le porte dei coffeeshop aperte a tutti.

Ufficialmente la decisione di non chiudere le porte dei famosi locali ai turisti è stata motivata con l'esigenza di scongiurare il ritorno degli spacciatori sulle strade, ma ufficiosamente si dice che la retromarcia sia dovuta alla diminuzione dei flussi turistici che si sarebbe verificata. In Olanda i coffeeshop rappresentano un'attrazione turistica per moltissimi giovani in cerca di trasgressione, inoltre questi locali - che in tutto il paese sono diverse centinaia - pagano fior di tasse, soldi ai quali in tempo di crisi è difficile rinunciare per gli amministratori.

Diversa la situazione nelle città al confine

Mentre le principali località turistiche hanno rinunciato a limitare ai soli residenti i coffeeshop, molte città di frontiera hanno deciso di ratificarla, per stroncare il fenomeno dei pendolari della cannabis.

In particolare nelle città confinanti con la Germania ogni giorno decine di giovani varcavano la frontiera per fumare marijuana nei locali. Del resto a differenza dei turisti - che soggiornano per giorni e fanno girare l'economia - i frontalieri della cannabis non portavano benefici all'economia locale, e anzi talvolta arrecavano disturbo suscitando le proteste dei residenti.