Mentre in Italia e in Germania continuano le indagini sulla fuga di Anis Amri, l'attentatore che lo scorso 19 dicembre a Berlino ha travolto la folla del mercatino di Natale di Breitscheidplatz guidando un Tir, la polizia tedesca a Berlino ha arrestato un uomo perché sospettato di essere il complice dell'attentatore.

Il presunto complice di Anis Amri, sarebbe un 26enne tunisino salafita considerato capace di compiere azioni radicali.

Il salafismo è una scuola di pensiero musulmana che predica il ritorno alla purezza dell'Islam delle origini e professa il ricorso alla guerra santa contro l'Occidente.

I media tedeschi riferiscono che il presunto complice avrebbe cenato con Amri la sera prima dell'attentato, che si è concluso con la morte di 12 persone e il ferimento di altre 48. Per questo si sospetta che il giovane fermato abbia partecipato in qualche modo nell’organizzazione dell’attentato o almeno fosse a conoscenza delle intenzioni di Amri. Il nome del tunisino è stato trovato tra i contatti telefonici che Amri aveva avuto nei momenti immediatamente precedenti all’attentato. I due uomini avrebbero inoltre viaggiato insieme dall'Italia alla Germania nel 2015.

Il giovane, che ha due alias, è stato per il momento arrestato con l'accusa di frode in relazione alla legge tedesca sui richiedenti asilo.

Amri era noto all'Antiterrorismo tedesco

Di certo c’è che il nome di Amri era noto all’Antiterrorismo tedesco, lo scrive Rfi sul suo sito web. Già da febbraio 2016, cinque mesi prima che il tunisino fosse fermato senza documenti in Germania, per poi essere rilasciato, Amri era considerato una potenziale minaccia ed era stato messo sotto sorveglianza.

Nei mesi scorsi aveva cercato di procurarsi delle armi, fucili mitragliatori di grosso calibro, attraverso contatti che aveva in Francia. Gli investigatori hanno accertato che la pistola usata a Sesto San Giovanni contro i due agenti della Polizia di Stato italiana è la stessa che ha ucciso l'autista del Tir usato per l'attacco in Germania.

A distanza di quasi due settimane dalla morte di Anis Amri, nessuno ha finora reclamato la salma, che è ancora a disposizione della Procura di Monza.

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