E si torna a parlare di demonio, di spiriti maligni, che offuscano le menti dei tanti preti pedofili, incuranti del loro ruolo e dimentichi della parola di Gesù. A farlo, con la franchezza e l'accorata semplicità, che gli sono congeniali, è Papa Francesco, che ha curato la prefazione del libro dal titolo 'La perdono, padre'. Un libro sofferto, vissuto e scritto col dolore di chi per anni ha subito le atrocità della violenza e degli abusi sessuali da parte di un sacerdote.

L'autore, Daniel Pittet, infatti si racconta, mettendo a nudo tutta la sua sofferenza di bambino e cercando nell'uomo di oggi, ancor più fragile di ieri, il coraggio di vivere, di credere, di dimenticare.

La prefazione del Papa

Sono parole accorate quelle di Francesco, parole di sgomento e di costernato stupore. Il Pontefice si chiede infatti come possa un sacerdote fare tanto male, dimenticando di essere 'al servizio di Cristo e della Chiesa'.

I traumi rimangono scolpiti nella memoria, specie in quella di un bimbo e tracciano solchi profondi, ferite che non potranno mai essere rimarginate.

E Bergoglio ringrazia Daniel per aver abbattuto il muro della vergogna, trovando il coraggio di parlare, di raccontare le atrocità subite. E evidenzia la capacità di quest'uomo, reso fragile da un'infanzia violata, di scoprire anche l'altra faccia della Chiesa. Le parole del Papa vogliono essere un monito specie per i pedofili, nella speranza che prendano coscienza delle 'terribili conseguenze delle loro azioni'.

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Cronaca Nera Papa Francesco

Il racconto di Daniel

Aveva otto anni il protagonista di questa triste storia, quando il prete della sua parrocchia, traendo vantaggio dalla fragilità di quel bambino, privo di una famiglia in grado di supportarlo, cominciò ad abusare di lui. Seguì per Daniel il buio di anni atroci, in cui la violenza e il ribrezzo di quel corpo sul suo si mescolavano alla paura di parlare.

Solo a dodici anni la verità, il coraggio di raccontare, la liberazione, grazie a una prozia che lo aiutò a uscire dall'inferno.

E oggi che, a 57 anni, Daniel si racconta, rivive i momenti, le atmosfere d'incubo e di orrore. Ma lo fa con ritrovato ardore, con la speranza che la sua denuncia possa salvare le centinaia di bambini vittime ancora di simili abusi.

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