Lei si chiama Daniela Floriduz, è una docente di storia e filosofia al liceo classico Leopardi-Majorana, ma soprattutto è non vedente. Con queste premesse potrebbe sembrare difficile la gestione di una classe, in particolar modo durante le verifiche e i temi, ma lei assicura che nessuno dei suoi ragazzi copia. Non solo perché se ne accorgerebbe immediatamente grazie anche alla presenza di un assistente che l'affianca in queste occasioni, ma soprattutto per la fiducia riposta nei suoi alunni. Infatti il rapporto venutosi a creare tra loro si basa, prima di ogni cosa, sul rispetto reciproco.
Oltre le barriere della diversità
Inutile dire che le occasioni per distrarsi sono frequenti, ed è per questo che la Floriduz cerca di rendere ogni lezione interattiva e coinvolgente, nonostante una serie di problematiche. Il vero limite di molte scuole italiane, infatti, non è nelle barriere architettoniche presenti, quanto nella mancanza di tecnologie idonee. La cecità richiede un nuovo modo di insegnare, da svolgere tramite computer dotati di sintetizzatore vocale, ad esempio, oppure attraverso tavolette braille e libri in versione elettronica anziché cartacea. Difficoltà create da una burocrazia farraginosa più che dalle persone.
Un nuovo modello educativo
I risultati ottenuti confermano ciò che la docente sostiene da tempo, ovvero che un disabile può dare maggior valore all'insegnamento: "La presenza di professori non vedenti o con altre disabilità è sinonimo di integrazione, quella vera, e può diventare un modello educativo.
Superare le barriere della diversità coinvolgendo i giovani, cambiando in positivo la realtà attuale grazie al loro entusiasmo".
Quindici anni dietro una cattedra, e un'esperienza maturata come presidentessa dell’Unione Italiana Ciechi della provincia di Pordenone, hanno convinto la docente della necessità di raggiungere un nuovo traguardo. Da qui la proposta di creare stage per coinvolgere gli studenti, formare nuovi educatori e aumentare il numero di insegnanti non vedenti che contribuirebbero a migliorare l'istituzione scolastica.
Obiettivi futuri
Ma cosa si prova a non poter vedere? La docente svolge un "esame" particolare, durante il quale gli studenti vengono bendati e portati in una stanza buia, imparando così ad ascoltarsi.
Gli obiettivi futuri di Daniela sono quelli che ruotano intorno alla formazione di educatori, anche attraverso l'organizzazione di stage durante l'alternanza scuola-lavoro, per poter affiancare certi bisogni speciali e supportare gli handicap che ognuno di noi vive a modo proprio di cui, a suo dire, la "Buona Scuola" non si occupa appieno.