E' ancora avvolta nel mistero la vicenda dell'omicidio di Meredith Kercher dal momento che dopo la scarcerazione di Raffaele Sollecito, la sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione è stata rifiutata dalla Corte d'Appello di Firenze. Eppure Sollecito è stato definitivamente assolto dall'accusa di aver partecipato all'omicidio di Meredith Kercher ed ha richiesto oltre 500mila euro di indennizzo per i 4 anni passati in carcere.

Sembra che i giudici toscani abbiano ritenuto contraddittorie le sue dichiarazioni nella fase iniziale delle indagini, mentre la difesa, l'avvocato Giulia Bongiorno, ha annunciato che farà ricorso in Cassazione.

Il ragazzo dice di aver contratto 500mila euro di debiti a causa dell'ingiusta detenzione e critica la giustizia italiana per il mancato rimborso.

Sollecito e la critica delle carceri italiane

Il ragazzo ha inoltre denunciato l'assenza di strutture adatte al recupero, le carceri italiane sono per lui "discariche che non servono a nulla". Sollecito ha trascorso 4 anni in carcere di cui 6 mesi in isolamento e più di 3 anni in un carcere di massima sicurezza. Lamenta il fatto di essere stato a stretto contatto con violentatori seriali, killer della mafia e pedofili in condizioni raccapriccianti senza alcun percorso di recupero.

La vicenda

La lunga vicenda giudiziaria di Sollecito, parallela a quella della sua ex fidanzata Amanda Knox, ora libera negli Stati Uniti, iniziò 5 giorni dopo l'omicidio di Meredith Kercher, studentessa inglese di 22 anni, uccisa con una coltellata alla gola nella villetta di Perugia in cui risiedeva per studiare con l'Erasmus.

Le sue coinquiline erano 2 italiane e la stessa Knox, all'epoca fidanzata con Raffaele. Con i due fu fermato anche Patrick Lumumba, subito liberato perché estraneo ai fatti mentre in seguito venne arrestato un altro uomo, l'ivoriano Rudy Guede, unico condannato a 16 anni per l'omicidio Kercher. Sollecito e la Knox,dichiaratisi sempre innocenti, sono stati condannati in primo grado a 25 e 26 anni di reclusione, ma con il processo d'appello sono stati scagionati "per non avere commesso il fatto".

I due giovani sono stati scarcerati e sono tornati con le loro famiglie, Raffaele in Puglia, ed Amanda a Seattle. Il 26 marzo del 2013 la Cassazione ha annullato di nuovo l'assoluzione ed è ripartito un nuovo processo d'appello con una nuova condanna fino allo scorso 27 marzo quando è stata decretata in maniera definitiva l'assoluzione dei due giovani.

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