Per Rosa Bazzi e Olindo Romano non basta una condanna all'ergastolo per la strage di Erba. Vogliono una revisione del processo. La difesa tenta di far riaprire il caso chiedendo l'analisi su alcune tracce biologiche mai esaminate nel corso dell'inchiesta, all'ombra di un massacro senza tanti precedenti.
Il sangue di un bambino di quasi 3 anni che ancora scorre nella memoria giudiziaria italiana e la voglia di svelare a tutti la propria innocenza, nonostante un testimone oculare sopravvissuto che inchioda Rosa e Olindo alle gravissime accuse contestate.
Ingredienti per uno dei più efferati casi di cronaca nera in cui i coniugi Romano, dopo undici anni, sperano ancora di spuntarla.
Strage di Erba, il ricorso
I difensori dei coniugi Romano hanno presentato un'istanza su cui sarà la Cassazione a decidere, in un'udienza fissata per il prossimo 5 aprile. Intanto hanno incassato una prima, importante risposta favorevole: il ricorso sull'analisi dei reperti è stato giudicato fondato dal sostituto procuratore generale Massimo Galli che nella sua requisitoria ne ha indicato la palusibilità, precisando che l'ordinanza bresciana di rigetto del ricorso deve essere annullata; sempre secondo Galli, è Brescia a dover disporre l'incidente probatorio. L'ordinanza di inammissibilità della Corte d'Appello, infatti, aveva chiarito che l'istanza doveva essere presentata a Como.
Verso l'incidente probatorio, le tracce mai analizzate
Si avvicina così la possibilità di un incidente probatorio su quelli che la difesa ritiene i reperti a favore dei coniugi. Si tratta di alcune tracce biologiche e di alcuni elementi presenti sulla scena del crimine e mai vagliati, come riporta Il Giorno: reperti piliferi sulla felpina del piccolo Youssef, nella fattispecie capelli (castano chiaro e neri), polpastrelli e margini ungueali del bambino mai analizzati, così come le unghie delle altre vittime (non completamente analizzate), una macchia di sangue sul terrazzino, e ancora mozziconi di sigaretta, un mazzo di chiavi, un accendino e i giubbotti di Raffaella Castagna, Valeria Cherubini e Paola Galli.
Erba, le fasi della strage
Erba, 11 dicembre 2006. In un palazzo di via Diaz si compie il massacro di 4 persone. Sono 3 donne e un bambino, trucidati con una violenza inaudita a colpi di spranga e coltellate. Raffaella Castagna, suo figlio Youssef e sua madre Paola Galli vengono trovati dai soccorritori all'interno dell'appartamento della giovane, dato alle fiamme.
Sul pianerottolo, di fronte alla porta della Castagna, il suo vicino Mario Frigerio: sarà lui, unico sopravvisssuto nonostante le gravissime ferite, a indirizzare gli inquirenti su Olindo e Rosa.
Al piano superiore il corpo di Valeria Cherubini, moglie del Frigerio.
Il 3 maggio 2011, con sentenza della Cassazione, i coniugi vengono condannati in via definitiva all'ergastolo.