Oltre cento morti, una vera carneficina, l'ennesima sul martoriato suolo siriano. Il sangue torna a scorrere nella zona di Aleppo, passata lo scorso dicembre sotto il controllo del governo di Damasco dopo il lunghissimo assedio. Un'autobomba è stata fatta esplodere a Rashideen, nelle campagne intorno alla città, dove numerosi sfollati stavano viaggiando sugli autobus che li avrebbero condotti nelle aree controllate dall'esercito regolare siriano. L'operazione rientra nell'accordo stipulato tra l'amministrazione retta da Bashar al-Assad ed i gruppi dell'opposizione moderata, sotto la supervisione di Russia, Turchia ed Iran.

Ai cittadini sciiti, circa 5 mila, residenti nelle città di Kafaraya, Foa, Zabadani e Madaya, è stato consentito di raggiungere le zone filogovernative. Contemporaneamente, alle milizie ribelli è stato consentito di raggiungere Idlib, zona controllata in maggioranza dall'opposizione.

Una sosta non prevista

L'attentato kamikaze ha colpito i pullman durante una sosta non prevista. Alcune milizie ribelli, infatti, avrebbero fermato i bus a Rashideen per aggiungere rinnovate condizioni all'accordo originale.

La richiesta era quella di evacuare l'esercito dalle zone in questione prima dei civili, condizione rigettata dal comando siriano che temeva possibili attacchi da parte delle milizie ribelli nel momento in cui le città fossero rimaste senza la protezione dei militari. Dopo ore di blocco dovute ai tragici eventi di Rashideen, gli autobus sono ripartiti verso le previste destinazioni.

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