Davanti al Gip si è avvalso della facoltà di non rispondere all'accusa di omicidio. Per Francesco Marfisi si aggiungono le aggravanti di crudeltà, premeditazione e di presenza di minori. Oggi il plutiomicida è comparso davanti al giudice del Tribunale di Chieti, De Ninis, per la convalida dell'arresto avvenuto dopo il duplice assassinio della moglie Letizia Primiterra, e di Laura Pezzella, la sua più cara amica. Durante l'udienza Giancarlo Ciani, il sostituto procuratore che ieri sera ha interrogato l'assassino in caserma, ha richiesto la convalida dell'arresto e l'ordinanza cautelare in carcere per il duplice delitto.

Oltre alle aggravanti citate si aggiungono le accuse di porto abusivo di armi e violazione di domicilio. L'aggravante della presenza dei minori è data dal fatto che l'uomo ha commesso il secondo reato, l'omicidio di Laura Pezzella, in presenza dei suoi 2 figli minorenni,due bambini di 5 e 6 anni. Marfisi è apparso poco lucido e non collaborativo e secondo il suo avvocato difensore, Rocco Giancristofaro, non si è ancora reso conto della gravità del suo gesto. Gli esami autoptici suli cadaveri delle 2 vittime saranno eseguiti il 18 e 19 aprile.

Marfisi aveva dei precedenti

Francesco Marfisi, il 60enne che ieri ad Ortona ha ucciso a coltellate le due donne, aveva un precedente per violenza sessuale risalente al 1985, oltre ad altre noie per reati contro il patrimonio e piccole rapine.

In città c’era chi lo conosceva come “Francesco l’arteria”, un soprannome affibbiatogli sin da ragazzo La moglie era stata più volte maltrattata dal marito, tanto da rivolgersi ad un centro anti maltrattamenti e alla polizia. Infine aveva deciso di separarsi e proprio questa decisione avrebbe scatenato la furia omicida dell'uomo, che ha dentro di sè ha accusato l'amica Laura di essere l'artefice della sua crisi matrimoniale, poichè pensava che le 2 donne intrattenessero una relazione..

La denuncia di Letizia al centro antiviolenza

Il centro antiviolenza di Ortona, a cui la vittima 47enne aveva chiesto aiuto, non ha riconosciuto i segnali gravi dal racconto della donna e qualcosa non ha funzionato a dovere.

Lo rivela l'associazione Donn.è, a cui il centro ortonese appartiene, con le affermazioni del suo presidente, l'avvocato Francesca Di Muzio. La valutazione del rischio dev'essere accurata e veloce e per questo occorre preparare gli operatori, perchè gli strumenti di prevenzione ci sono.