Arriva dalla Russia la nuova e sconvolgente moda che si sta diffondendo tra i più giovani: la Blue Whale Challenge. Si tratta di un pericoloso gioco psicologico che ha già causato, solamente in Russia, la morte di 157 adolescenti.

L’allarme arriva anche da altri paesi, tra cui Gran Bretagna, Brasile, Francia e Italia, dove lo scorso febbraio un giovane tredicenne si è tolto la vita lanciandosi da un palazzo di 26 piani in un paesino della provincia di Livorno.

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Il gioco e le sue regole

Il Blue Whale Challenge è stato definito un vero e proprio rituale psicologico del web. Ad essere coinvolta la fascia d’età che va dai 9 ai 17 anni.

“Blue Whale” significa letteralmente “balena blu”. Dalle testimonianze fornite da alcuni genitori delle vittime, l’animale compare spesso nei disegni e sui profili social dei figli. Proprio come il mammifero che si suicida sulle rive delle spiagge, così fanno le giovani vittime che, al termine del gioco, si tolgono la vita.

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A coloro che decidono di prendervi parte, gli organizzatori inviano una lista contenente le regole da seguire nei 50 giorni che precedono la morte. Compito delle vittime è seguire questo regolamento: sottoporsi a violenze fisiche, ascoltare musica triste e vedere filmati su suicidi e morti. Attraverso questo percorso guidato alla morte, i giocatori vivono i loro ultimi giorni di vita in un clima di forte pressione psicologica. Il terzo e ultimo livello del gioco consiste nel salire su un palazzo e riprendere, o far riprendere ad altri, il momento della propria morte.

Gli autori

Si tratta di un fenomeno preoccupante a cui le autorità e i familiari delle vittime stanno tentando di dare una risposta e, soprattutto, un volto agli autori.

Anche se l’identità di coloro che si nascondono dietro questo macabro gioco non è nota alle forze dell’ordine russe, recentemente è stato arrestato uno degli organizzatori. Philipp Budeikin, il giovane che per tre anni ha frequentato la facoltà di psicologia, è stato condotto in carcere con l’accusa di aver causato il suicidio di 16 ragazzine.

Alle accuse rivoltegli contro, il ventenne ha risposto parlando di “pulizia della società”, affermando che “le ragazzine -da lui definite materiale organico di scarto- erano felici di morire”.

La rapida diffusione di questo gioco è stata possibile grazie alla creazione di un compatto fronte unito, che sfruttando la velocità di diffusione tipica del web, ha coinvolto migliaia di ragazzini che hanno deciso di togliersi la vita.

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L’associazione per i familiari delle vittime

Gli psicologi che hanno analizzato i diversi casi, e che hanno affiancato le famiglie, sostengono che alla base di questo perverso meccanismo ci sia una forte conoscenza degli elementi psicologici da parte dei creatori del gioco. In un clima di paura e omertà, le vittime covano il timore di perdere i propri cari e un forte disagio interiore, che sono costretti a mantenere nel silenzio.

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Sergei, padre di una delle vittime, ha istituito, insieme ad un team di psicologi ed esperti, un’associazione di assistenza ai famigliari e un numero verde di ascolto e denuncia. Un piccolo passo per tentare di arginare questo fenomeno in costante, e preoccupante, crescita.

La Deputata russa Irina Yarovaya ha parlato di “guerra organizzata contro i bambini”. Un gioco sfuggito al controllo della rete, diventata il primo mezzo di diffusione di questo inno alla morte. Il compito più importante spetta quindi alle famiglie, a cui è demandato il compito più importante: quello di vigilare sui propri figli affinché non decidano di togliersi la vita a causa di una sofferenza covata nel silenzio e nell’indifferenza.

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