Sono passati esattamente due anni dalla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano che il 25 gennaio 2016 spariva al Cairo e veniva ritrovato senza vita quasi un mese dopo, il 3 febbraio 2016. Centonove le piazze italiane che hanno reso omaggio al ricercatore: da Fiumicello, sua città natale che ha organizzato una grande fiaccolata, a Roma, dove un nutrito gruppo di persone si è riunito nella cornice di Piazza Montecitorio.

Candele, cartelloni e bandiere che migliaia di persone hanno acceso, sorretto e sventolato giovedì 25 gennaio sono la testimonianza che, nonostante il silenzio assordante delle istituzioni sulla vicenda, Claudio e Paola non stanno combattendo la loro battaglia da soli. "Vi ringraziamo perché ci siete vicini", hanno commentato in un video i coniugi Regeni, ringraziando chi ogni giorno chiede chiarezza insieme a loro.

Due anni senza risposte, "un tempo- per i genitori del ricercatore- quasi infinito, incessante, anzi un non tempo, perché ogni giorno si trova immerso in fatti che accadono o dovrebbero accadere. Il tempo dell'attesa, del lavoro continuo, delle speranze, dei sussulti, delle arrabbiature e sempre, incessantemente, del dolore". Nonostante le porte in faccia e i numerosi dinieghi ricevuti alle loro richieste con la caparbietà, la costanza e la pacatezza che li caratterizza, sono andati avanti e hanno continuato la loro lotta, "perché è soltanto con la verità che si arriva alla giustizia".

Quella di Giulio è una storia di verità negata, e di una violazione dei diritti umani perpetrata ai danni di un giovane ricercatore la cui unica colpa era la voglia di studiare e capire le logiche del mondo che lo circondavano. Un mondo spesso crudo, con cui i sognatori come lui spesso si scontrano. Studente forse comune, ragazzo speciale, con una grande voglia di fare e di mettersi in gioco dimostrata sin dalla tenera età come si evince da un'intervista del 2007, diffusa da Radio 3, in cui un giovane Regeni di diciannovenne anni parlava dei suoi sogni e dei suoi progetti, e spiegava cosa volesse dire essere nominato sindaco del Governo dei Giovani (GDG) a soli 13 anni.

I sogni e i progetti di una vita, però, quel terribile 25 gennaio qualcuno glieli ha rubati. Le candele che ieri hanno illuminato molte città italiane sono il simbolo di una speranza che vuole rimanere accesa: quella che Giulio ottenga presto la giustizia che ieri le è stata tolta, ma che oggi gli spetta a pieno diritto.

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