Il rischio che qualcuno prema il bottone sbagliato al momento sembra non esserci. La Corea del Nord ha mostrato i muscoli in maniera evidente nell'ultimo test missilistico e l'immagine di un vettore che, se lanciato nella maniera prevista, può colpire anche il territorio periferico americano a Guam o alle Hawaii con testate nucleari, ora preoccupa il mondo intero. Chi si aspettava, ed anzi auspicava una reazione militare da parte statunitense ci sarà certamente rimasto deluso, in realtà il missile nordcoreano si è inabissato in mare, pertanto qualunque raid da parte di Washington sarebbe, al momento, assolutamente ingiustificato.

Ad onor del vero, gli Stati Uniti hanno spesso giustificato i loro interventi classificandoli come 'preventivi', ma trattandosi nello specifico di un nemico armato fino ai denti, con un esercito numeroso e con armi nucleari funzionanti, ci si guarda bene da qualunque gesto sconsiderato. Di comune accordo con la Cina, la quale ha tentato inutilmente l'approccio diplomatico con Pyongyang, si sceglie la strada di nuove sanzioni.

La nuova risoluzione ONU

Stati Uniti e Cina saranno dunque i primi firmatari di una nuova risoluzione alle Nazioni Unite. Il Palazzo di Vetro ha ovviamente condannato il comportamento provocatorio del regime nordcoreano che, in barba ai divieti imposti dalla comunità internazionale, prosegue a far sfrecciare i suoi missili nel Mare del Giappone.

Nel documento saranno proposte nuove sanzioni supplementari contro il governo retto da Kim Jong-un, affinché la Corea del Nord ponga fine ai suoi programmi di sviluppo nucleare ed ai continui test che mettono a rischio la sicurezza dell'area. A renderlo noto è stata Nikki Haley, ambasciatrice statunitense all'ONU. L'esponente diplomatico ha poi confermato la linea del dialogo, ripetendo in pratica quanto sostenuto da Donald Trump nei giorni scorsi.

"Siamo pronti ad aprire un dialogo con Pyongyang, ma alle nostre condizioni. Pertanto, a patto che siano fermati tanto il lancio di missili, quanto il processo nucleare".

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