Un taglio netto che in un sol colpo cancella la redazione romana del quotidiano Libero. Dal prossimo 1 luglio Vittorio Feltri e Pietro Senaldi avranno a loro disposizione tutti i giornalisti nella sede centrale di Milano. Nella Capitale potrebbe restare qualche collaboratore per occuparsi delle questioni parlamentari. Il piano editoriale verrà illustrato oggi nel dettaglio ai redattori. Una mossa giustificata dalla volontà di “rafforzare la redazione di Milano e quella del digitale”.

La verità è legata alla drastica ma necessaria riduzione dei costi. “È di vitale importanza una pesante ristrutturazione per mantenerci sul mercato”, ha spiegato Senaldi nel piano di ristrutturazione anticipato dall'Ansa, “un’ulteriore ottimizzazione dei costi e una riorganizzazione del lavoro, con ricollocazione di molte professionalità. Gli obiettivi sono la tutela dei posti di lavoro, il cambiamento del prodotto e l’allargamento dell’offerta del network di Libero”.

A quanto pare non si farà ricorso a tagli di personale o ammortizzatori sociali. Per giustificare la chiusura della redazione romana nel piano si fa cenno anche allo scemare dell’interesse dei cittadini per la politica. La necessità di rinforzare la redazione milanese è dettata anche dall’emorragia del settembre scorso quando l’ex direttore di Libero Maurizio Belpietro si è portato dietro molti giornalisti nella sua nuova avventura con il quotidiano La Verità. Senza dimenticare che la proprietà di Libero, la famiglia Angelucci, a Roma può già contare sul quotidiano Il Tempo, rilevato lo scorso anno.

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Una giornata bollente

La notizia del taglio alla redazione capitolina è arrivata in una giornata già molto calda per Libero. Con la censura inflitta dal Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia al direttore responsabile, Pietro Senaldi, per il titolo d’apertura dello scorso 10 febbraio. Quando sulla prima pagina di Libero una grande foto della sindaca di Roma, Virginia Raggi, era accompagnata dal titolo “Patata bollente”.

Nessuna misura, invece, per il direttore editoriale, Vittorio Feltri, non potendo provare che sia stata sua la decisione di utilizzare quel titolo. La titolazione è stata definita volutamente a doppio senso, come "esplicito ed intenzionale" è stato ritenuto il riferimento sessuale. Praticamente un'aggressione gratuita, secondo il Consiglio di disciplina dell’Ordine che ha puntato il dito anche sulle valutazioni estetiche e sessuali, invitando ad evitare riferimenti simili per il futuro.

Chissà allora che ne penseranno del titolo d’apertura scelto proprio ieri fatto da Libero: “Renzi e Boschi non scopano”. Il riferimento è alle grandi pulizie delle strade di Roma messo in scena domenica dal Partito democratico. Libero ha raccontato che il segretario del Pd e la bella Maria Elena non si sono sporcati le mani con le pulizie a differenza degli altri dem. Un titolo ritenuto da molti di cattivo gusto.

Anche dalla sindaca di Roma Raggi.

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