Un medico, una terra martoriata e il diritto alla salute. In Salento un oncologo è al suo undicesimo giorno di sciopero della fame. Lui è Giuseppe Serravezza, direttore scientifico della Lega Tumori di Lecce e la ragione della sua protesta è la ragione di un intero territorio che si oppone alla realizzazione del tap, il Gasdotto Trans-Adriatico che dovrebbe sorgere a Melendugno per portare il gas dal Mar Caspio. Serravezza non è nuovo alle battaglie sanitarie e ambientali in Salento e con il suo gesto chiede alla politica di ascoltare le istanze dei sindaci e del territorio che si oppongono a un’opera calata dall’alto.
Come mai questa determinazione contro il Tap? La situazione di partenza è che negli ultimi 25 anni il territorio ha raggiunto un’altissima mortalità per tumore polmonare maschile che va oltre il 26% della media nazionale. A questi dati già gravissimi si aggiungono i dati Arpa puglia che nel 2014 aveva rilasciato la Valutazione di impatto ambientale, giudicando l’opera dannosa a causa delle emissioni di agenti inquinanti Pm10, monossido di carbonio, ossido e biossido di azoto relativi non solo alla fase di funzionamento, ma anche a quella di costruzione. Si era, inoltre, sottolineata l’assenza di un adeguato studio sull’impatto sanitario che, secondo la Lilt (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), considerata la già forte pressione ambientale sul territorio, darebbe effetti devastanti.
In seguito allo sciopero della fame l’oncologo ha perso dodici chili, esausto, a letto, fatica anche a parlare, le funzionalità renali e muscolari sono alterate. Al suo fianco non solo gli abitanti locali, ma anche 94 sindaci e la sua famiglia che fa un appello alla coscienza della classe politica per dare voce alle richieste dell’intera area. La famiglia, infatti, si è rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che, in sede di assemblea nazionale Pd, aveva già risposto a Michele Emiliano: nessun incontro con Serravezza previsto almeno per il momento. Il silenzio di Palazzo Chigi, però, aveva già convinto i 94 sindaci a recarsi direttamente a Roma giovedì, dove porteranno anche Serravezza che per questa ragione ha dovuto interrompere lo sciopero della fame. E se per ora da parte di Roma c’è solo indifferenza, forse l’arrivo dei sindaci e dell’oncologo potrà servire a muovere le acque.