Sviluppi nel caso dell’omicidio di Maria Concetta Velardi, la vedova cinquantanovenne uccisa nel cimitero di Catania il 7 gennaio 2014. Dopo tre anni gli inquirenti ritengono che il colpevole dell’atroce atto di violenza sia il figlio di Maria Concetta, Angelo Fabio Matà sottufficiale della Marina militare. Il Matà è stato inchiodato dal suo Dna trovato sulle tracce biologiche sul luogo del delitto. La trasmissione "Chi l'ha visto" si è occupata del caso.

Alla base dell'omicidio dissapori tra madre e figlio

A denunciare il ritrovamento del cadavere di Maria Concetta fu lo stesso Angelo. Egli raccontò di essersi recato con la madre presso la cappella di famiglia ed ha affermato che lasciò sola la donna qualche minuto, poiché si era recato in un bar vicino per prendere un caffè. Gli inquirenti hanno escluso sin dall’inizio il movente della rapina perché i gioielli che la donna aveva con sé non furono toccati e hanno focalizzato la loro attenzione sui rapporti tra madre e figlio.

Maria Concetta, dopo la morte dell'altro figlio, aveva riversato tutte le sue attenzioni su Angelo, il quale viveva con disagio il fatto di essere destinatario di troppe attenzioni da parte della madre. Maria Concetta, infatti, pretendeva che il figlio l'accompagnasse quasi tutti i giorni al cimitero, dove era solita andare per pregare e pulire la cappella di famiglia. Inoltre la madre di Angelo aveva poca simpatia nei confronti della sua fidanzata e della madre di lei e l'uomo era molto frustrato per questo motivo, dal momento che era costretto a comportamenti antipatici nei confronti della sua promessa sposa e della sua futura suocera.

Questo stato di cose provocava continui litigi tra madre e figlio e gli inquirenti sono convinti che Angelo abbia ucciso la madre al culmine di un violento litigio. In quell'occasione egli avrebbe colpito la madre alla nuca con un mattone e, successivamente, dopo averla trascinata in un corridoio tra le cappelle avrebbe continuato a scagliarle un grosso masso di pietra lavica e la donna sarebbe morta dopo un’agonia di 60 minuti.

Il figlio si dichiarava innocente

Angelo Fabio Matà si è sempre dichiarato innocente sin dal momento in cui è stato iscritto sul registro degli indagati. Nell’interrogatorio di garanzia il suo difensore l’avvocato Maurizio Magnano ha dichiarato che il suo cliente ha contestato ogni accusa, si è dichiarato completamente estraneo all’accaduto e ha affermato di non avere commesso alcun reato. Con riferimento alle tracce del suo Dna trovate nelle unghie della madre, la quale è una delle prove cardini dell’accusa, ha dichiarato che lui e la donna erano sempre in contatto.

All’inizio dell’inchiesta furono coinvolte nelle indagini altre quattro persone, in seguito risultate estranee ad essa: due presunti “spasimanti” della vedova, e una coppia di rumeni che frequentava il cimitero.

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