Non poteva esserci giornata migliore di quella di sabato 10 giugno per celebrare il Gay Pride nella capitale statunitense. A Washington, D.C. il termometro segnava 32 gradi, una giornata calda sia nello spirito che nella sostanza, una moltitudine di colori, palloncini, collane colorate e le simboliche bandiere arcobaleno che invadevano le vie della città. L'area deputata ad ospitare la parata era il quartiere tra Dupont Circle e Logan Circle, che si trova a circa 2,5 Km dalla Casa Bianca. I carri sono partiti alle 16.30 del pomeriggio e si sono fatti strada lungo il corteo che si espandeva lungo le vie della città.

No Justice No Pride

Verso le 17.30, l’itinerario del corteo ha dovuto subire un cambiamento di percorso dopo che il gruppo di protesta dei "No Justice No pride” ha bloccato i carri che marciavano tra la folla. Le critiche del gruppo verso gli organizzatori della parata denunciano la pesante presenza nella sfilata come sponsor di multinazionali come la banca Wells Fargo, fabbriche di armi come Lockheed Martin e della polizia, entità note per la marginalizzazione verso le minoranze quali trans, queer, persone di colore e immigrati.

In un comunicato, il gruppo No Justice No Pride ha sottolineato come sia necessario proteggere la comunità LGBTQ e denunciato la scelta degli organizzatori del Pride nella capitale di aver beneficiato del contributi economici delle multinazionali, a discapito delle comunità più marginalizzate, limitando lo spazio e la presenza di questi gruppi durante la marcia e mostrando da quale parte pendono le loro preferenze.

Il mese del Pride

Quella nella capitale è solo una delle molteplici manifestazioni che si sono tenute in tutto il paese, che celebra il mese del gay Pride. A Los Angeles, domenica si è tenuta una marcia di resistenza contro il governo di Trump mentre a San Francisco, città simbolo della lotta gay per la marcia del Pride, è prevista la presenza di un contingente di resistenza, nel quale ci saranno attivisti dei diritti per gli immigrati come ospiti della manifestazione.

Lunedì ad Orlando in Florida il Pulse Club, dove in un attacco il 12 Giugno 2016 persero la vita 49 persone, riaprirà le sue porte in ricordo delle vittime della strage. La capitale si è mostrata nella sua natura estremamente democratica, con segni di protesta verso le scelte dell’attuale amministrazione che si sono visti nelle scritte dei cartelli e nelle magliette indossate dai partecipanti, in disaccordo con le politiche del governo, noto per le sue posizioni anti LGBTQ.

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