Un articolo estremamente interessante, e focalizzato sull'italia, è stato pubblicato lo scorso sabato (24 giugno 2017) dal The Guardian, quotidiano britannico nato a Manchester nel 1821 con sede a Londra. Il tema affrontato è stato quello dell'attuale minaccia del terrorismo di matrice islamica, e la capacità del nostro Paese di essersi garantito una rete di protezione che fino a questo momento ha dato egregiamente i suoi frutti. L'analisi parte dalla tragica vicenda che ha visto protagonista Youssef Zaghba, il 22enne italo marocchino ucciso insieme ai suoi due complici dopo l'attentato a London Bridge.

Il ragazzo, nato a Fez nel gennaio 1995 ma con doppia nazionalità, la cui madre vive a Bologna, era stato fermato all'aeroporto "Marconi" mentre tentava di raggiungere la Siria passando per Istanbul, per esser poi rilasciato. Pur essendo stato segnalato nei circuiti di intelligence internazionale come personaggio sospetto, una volta giunto a Londra, all'aeroporto di Stansted, è stato fatto passare senza controlli approfonditi.

L'Italia e la minaccia terroristica

L'Italia, continua il The Guardian, ha sofferto un clima di violenza politica nelle recenti decadi, incluso l'omicidio di due importanti giudici antimafia nel 1990 (Falcone e Borsellino).

Ma, a differenza di quasi tutti i suoi vicini europei, non ha assistito in prima persona ad alcun attacco terroristico sin dagli anni '80. Il motivo? Secondo Francesca Galli, assistente di professione presso l'Università di Maastricht ed esperta di politiche contro il terrorismo, il grande vantaggio di cui gode l'Italia in tal senso è dato dal fatto che non ospita un numero cospicuo di immigrati di seconda generazione a rischio radicalizzazione, a differenza di Francia, Belgio e UK.

Alcuni esperti ritengono inoltre che il Bel Paese sia stato in grado di prevenire efficacemente la minaccia Isis grazie agli strumenti di controllo del territorio sviluppati attraverso anni di esperienza per contrastare la mafia e, soprattutto, durante gli "anni di piombo".

L'intervento di Franco Roberti

Franco Roberti, attuale Procuratore antimafia nazionale, intervenendo a SkyTg24 ha detto cose importanti sulla questione portata alla ribalta dal The Guardian.

La realtà, secondo Roberti, è che siamo ad alto rischio attentati, e che non si sono verificati fino a questo momento grazie a un'azione di prevenzione capillare. Importante il ruolo giocato dal Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, dove le forze di polizia e intelligence si scambiano continuamente informazioni rilevanti. Roberti ha poi sottolineato che ci sono stati dei casi di foreign fighters provenienti dall'Italia, ma che sono stati molti pochi, visto che i soggetti a rischi radicalizzazione sono numericamente molto inferiori rispetto a Germania, Francia e Belgio.

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