Arriva da Buffalo un monito importante alle nuove generazioni all’indomani degli scontri a seguito della manifestazione dei suprematisti bianchi di Charlottesville, Virginia.Sonia K. nata in Polonia, ma dal 1949 negli USA, fa appello ai giovani americani attraverso i microfoni della CNN.

“Non bisogna più commettere lo stesso errore, il silenzio porterà soltanto altre violenze e morti”, aggiungendo “l’olocausto è potuto avvenire perché semplici individui, gruppi e nazioni decisero di non agire.

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Il mondo restò in silenzio, ma ora non possiamo più tacere.”

“Non bisogna più commettere lo stesso errore"

Parole quelle di Sonia, sopravvissuta a due campi di concentramento, che fanno riflettere soprattutto a seguito dell’aumento di consensi che i partiti di estrema destra e di stampo nazifascista stanno ottenendo non solo nel paese a stelle e strisce, ma anche nel vecchio continente. Da nord a sud dell’Europa i partiti di destra hanno visto aumentare le percentuali di sostenitori soprattutto trai giovani.

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Come mai? Sicuramente sono state complici le rivoluzioni geopolitiche che hanno interessato parte del mondo, portando con loro orde di disperati in cerca di un futuro in Europa. Senza dimenticare gli effetti della grave crisi economica, che lascia spazio solo a deboli riprese. Sono, per l’appunto, i giovani il cruccio principale di Sonia K. che durante l’intervista tuona:“Questa non è l’America nella quale sono arrivata dopo la guerra”.

Un’America che come l’intervistata afferma sta cambiando vertiginosamente il proprio volto, volgendo il proprio profilo pericolosamente verso le frange estremiste.

La ricetta di Sonia K. è semplice: non bisogna muoversi solo dietro il ricordo o affermando frasi che suonano ridondanti e ripetitive. È necessario tuttavia, prendere direttamente parte contro i gruppi che mostrano un accennato profilo razzista e antisemita. Bisogna ripetere quanto accaduto affinché neanche lontanamente possa ripetersi.

La paura è grande

Sonia K. guardando alle immagini provenienti dalla Virginia, ha paura. Un timore che non è più rivolto verso lei, ma per i suoi figli, nipoti e per tutti i bambini di questo mondo. Il timore è che quanto vissuto dagli ebrei in Germania e poi in tutta l’Europa a seguito dell’emanazione delle leggi razziali possa accadere nuovamente, magari trovando terreno fertile nel nuovo continente.

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La speranza di questa donna vissuta tra due continenti, che ha provato su di sé cosa voglia dire essere vittima di un disegno criminale ed oltraggioso della dignità umana, è riposta nelle nuove generazioni e nel ruolo pedagogico della condivisione. Sonia K. oramai avanti con l’età confida nei tanti giovani che hanno ascoltato o letto la sua storia; affinché questi possano un giorno continuare a combattere divulgando il suo esempio, dimodoché simili crimini non si ripetano mai più.

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