Kim Jong-un non cede di un passo e rilancia. Tutto il mondo si è interrogato in questi giorni in merito all'effetto che avrebbero avuto le nuove sanzioni votate dal Consiglio di sicurezza dell'ONU sul regime di Pyongyang. Ebbene, la risposta della Corea del Nord è il missile che, alle 7 del mattino del 15 settembre (mezzanotte ora italiana), ha violato per la seconda volta lo spazio aereo giapponese. La traiettoria è la stessa dell'ultimo lancio, sopra l'isola di Hokkaido. Il vettore è stato sparato ad un'altezza di circa 770 km ed ha percorso 3.700 km prima di inabissarsi in mare, a oltre 2.000 km ad est dall'arcipelago nipponico.

All'ennesima provocazione del Nord, la Corea del Sud ha immediatamente risposto con un missile da esercitazione che ha simulato un raid contro Pyongyang.

Negoziati ad armi pari: il vero obiettivo di Kim?

Le intelligence sudcoreane e statunitensi, ad onor del vero, avevano rilevato da giorni i preparativi per il lancio. Considerata l'abitudine di far coincidere i test con importanti ricorrenze, era stato prospettato il 9 settembre come giorno eventuale, in cui la Repubblica Democratica Popolare di Corea celebra l'anniversario della sua fondazione. Kim Jong-un ha impiegato qualche giorno in più, impegnato nei festeggiamenti per il successo del test nucleare del 3 settembre. Il missile che, per la seconda volta, ha violato lo spazio aereo giapponese sembra più potente rispetto ai precedenti.

Intanto non ci sono dubbi che Guam, distante 3.200 km dalla penisola coreana, è perfettamente alla portata di un possibile attacco. Ma l'obiettivo del regime nell'immediato non è certamente una guerra con gli Stati Uniti. In proposito, un parere espresso da Andrej Lankov, analista-storico russo che risiede in Corea del Sud, potrebbe corrispondere al vero.

Secondo Lankov, infatti, "i continui test della Corea del Nord hanno lo scopo di rendere operativo un missile balistico intercontinentale che possa colpire il territorio americano. Nel momento in cui avranno testato un'arma del genere e saranno in grado di puntarla contro gli Stati Uniti, allora potrebbero decidere di sedersi e negoziare". Naturalmente Andrej Lankov sottolinea il carattere 'ottimista' della sua analisi.

"Se saremo fortunati, sarà così", ha aggiunto.

Un monito per Trump

Poche ore prima del test, lo staff della Casa Bianca ha annunciato il prossimo viaggio di Donald Trump in estremo oriente. Il presidente degli Stati Uniti nel mese di novembre si recherà in Corea del Sud, Giappone e Cina. Probabile che Kim Jong-un, a meno di altri sviluppi, possa decidere di mostrare ancora i muscoli a ridosso della missione diplomatica del numero uno di Washington.

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