Nessun gesto d'impeto. Si è trattato di un delitto premeditato e fatto con estrema crudeltà: ne è convinta la procura dei minori di Lecce. Compirà 18 anni il prossimo dicembre, ha chiesto di poter essere trasferito in una struttura dove possa continuare gli studi, lui che aveva appena iniziato l'istituto tecnico professionale, lo stesso dove c'era anche Noemi. Ma ora, da minorenne, Lucio, reo confesso dell'omicidio della 16 enne di Specchia nel leccese, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio che si è svolto oggi davanti al gip, confermando la versione fornita mercoledì scorso al pm.

Omicidio premeditato aggravato dalla crudeltà

Non si è trattato di un omicidio d'impeto come ha sostenuto il ragazzo, ma premeditato e aggravato dalla crudeltà per futili e abietti motivi. Il decreto di fermo non lascia spazio a dubbi: è stato un atto pianificato, studiato. Nel documento della procura è scritto che Lucio avrebbe cagionato la morte di Noemi prelevandola dalla sua abitazione a Specchia alle 4 e 51 del 3 settembre, quando la andò a prendere con la Fiat 500 della famiglia, lui che non ha la patente, eppure guidava in tutta la tranquillità come mostrato dalle telecamere di un distributore di benzina in una precedente circostanza. Le aveva detto di scendere per un chiarimento, invece l'ha portata in aperta campagna "colpendola con l'uso di corpi contudenti" ancora non chiari.

La scusa di fumare una sigaretta

Dopo aver prelevato Noemi, Lucio è passato in auto per Alessano, il paese dove abita con i genitori, poi hanno percorso la litoranea fino a Santa Maria di Leuca. Di lì, anziché dirigersi verso Castrignano del Capo come aveva detto alla ragazza, ha svoltato per una strada sterrata spingendosi nei campi dove è stato trovato il corpo di Noemi.

Con la scusa di fumare una sigaretta, ha fermato l'auto, è sceso con lei addentrandosi in un uliveto e in un "momento propizio" l'ha uccisa. Nel decreto, che per ricostruire i fatti utilizza la confessione fatta dal 17enne ai carabinieri, si legge che il ragazzo ha raccontato di aver ucciso Noemi colpendola con un coltello al collo e, dopo averla spinta a terra, di aver continuato a colpirla con delle pietre alla testa.

Dopo averla finita, si è allontanato dalla scena del crimine, disfacendosi della lama avvolta nella propria maglietta. Suo padre indagato per concorso in occultamento di cadavere, non avrebbe avuto, dunque, alcun ruolo. Ma dove sia l'arma del delitto non l'ha saputo o voluto indicare nella confessione resa. Nel decreto di fermo non si fa poi cenno né al fatto che fosse stata Noemi a chiedere di uccidere i suoi genitori, come ha poi sostenuto Lucio, né che abbia portato lei il coltello con cui poi sarebbe stato compiuto l'omicidio. Il coltello, invece, l'avrebbe portato lui da casa. Giorni prima avrebbe detto agli amici: "o mi uccido io, o uccido lei".

Il difensore

"Il ragazzo è molto pentito, molto segnato", ha detto il difensore del ragazzo Luigi Rella, parlando con i giornalisti al termine dell'interrogatorio di garanzia.

Si sarebbe trattato di "un momento d'ira". Il legale fa il suo mestiere: ha chiesto la perizia psichiatrica e ha detto che la priorità ora è curarlo.

La mamma di Noemi

In un'intervista alla trasmissione "Quarto Grado" chiede giustizia Imma, la mamma di Noemi e vuole che paghino tanto Lucio quanto i suoi genitori: "Quella famiglia disonesta deve pagare caro per avermi portato via mia figlia e so che succederà. Gli inquirenti stanno già scoprendo i messaggi minatori che Lucio le mandava". Ieri il papà di Noemi aveva tentato di entrare nella casa dove si sono barricati i genitori del reo confesso per affrontarli e avere verità.

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