Inversione a U del governatore della Regione Veneto Luca zaia sulla moratoria relativa ai vaccini obbligatori come requisito di accesso al nido e ai servizi d'infanzia. Inaspettatamente Sulla decisione di sospendere con una moratoria di due anni il diniego dell'accesso a nidi e scuole di infanzia per i bimbi non in regola con i vaccini, che solo ieri aveva fatto esultare migliaia di famiglie vax free, e incassato l'appoggio del collega di partito Matteo Salvini - il quale aveva parlato di "obbligo sovietico" imposto dal governo - inaspettatamente Zaia fa marcia indietro.

E sospende la moratoria di due anni stabilita lo scorso 4 settembre dalla Regione con atto firmato dal direttore generale del dipartimento sanità, Domenico Mantoan.

Perché un'inversione così clamorosa del governatore Zaia?

Il cambio di marcia sulla moratoria ha spiazzato le famiglie vax free che da mesi inneggiano al governatore Zaia sui suoi profili social, lodandone indipendenza e autorevolezza rispetto alle decisioni centrale ritenute coercitive quando non anticostituzionali. Cosa quindi è cambiato rispetto a ieri? A quanto risulta ha giocato un ruolo importante l'accerchiamento da più parti in cui si è trovato il governatore, che nonostante il sostegno di una parte di suoi corregionali e connazionali ha avuto contro gli strali e le minacce del ministro della salute (già pronto a ricorrere al Tar contro la moratoria dopo aver minacciato addirittura il commissariamento della Regione), ma anche l'ordine dei medici.

Sia la federazione nazionale, Fnomceo, che l'ordine dei medici di Venezia, infatti, hanno firmato una lettera al governatore paventando rischi di "epidemie" e di "territori vicini ma a due velocità diverse" se la moratoria fosse diventata effettiva. Pur apprezzando il "lodevole intento" di Zaia di venire incontro alle famiglie a fronte "dell'accelerazione repentina dell'attuazione e delle relative difficoltà" di applicazione della normativa, insomma, i medici hanno voluto mettere in guardia il governatore.

Che a quel punto ha probabilmente riflettuto sull'opportunità di una ritirata davanti a un così imponente schieramento di forze. Nessuna delle altre Regioni, del resto, lo ha seguito sulla strada dell'autonomia applicativa: la Lombardia aveva infatti gettato la spugna rispetto al tentativo di proporre 40 giorni di proroga alla scadenza fissata al 10 settembre per produrre le documentazioni relative ai vaccini.

E niente di fatto anche per la Puglia, dove il piddino Michele Emiliano tra stop and go ha fatto capire di essere contro l'obbligo stabilito dalla legge ma di non riuscire a bloccarne l'applicazione.

L'ira dei follower: è bastata una tiratina d'orecchi di Roma ladrona

Tanti i commenti di delusione e rabbia sul profilo facebook di Zaia, accanto a quelli che invece gli riconoscono invece di essere tornato giustamente sui suoi passi. E se solo poche ore fa in 1.200 approvavano la sua difesa della moratoria, oggi sono in tanti a chiedergli conto del cambio repentino di idea. "E' bastata una tiratina d'orecchi da Roma ladrona e il Veneto libero e indipendentista ha subito abbassato le orecchiette", è il commento caustico di un lettore alla notizia riportata dal Fatto Quotidiano.

La palla passa ora al Consiglio di Stato al quale la Regione ha dichiarato di volersi appellare per chiarire definitivamente la questione

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