Sui vaccini resi obbligatori dalla legge 119 approvata a fine luglio si apre ora il fronte dei presidi. A parlare per loro al quotidiano La Stampa sono i rappresentanti delle associazioni, da Ezio Delfino a Giorgio Rembado, che non contestano certo la validità delle vaccinazioni ma il ruolo di sceriffi che in qualche modo l'applicazione della legge li starebbe costringendo ad assumere. E se non siamo proprio al caos, dal momento che tutto sommato situazioni di ordine pubblico e "allontanamenti" sono ancora episodici, tuttavia esistono situazioni di confusione.

Con interpretazioni della legge che possono variare da regione a regione o da istituto a istituto. Con schieramento dei vigili urbani (Verona), mamme che si rivolgono ai carabinieri per presunto rischio di violazione della privacy su dati sanitari ultrasensibili (Udine), genitori già pronti a diffide e ricorsi al Tar (Bologna e MIlano).

Privacy violata in parecchie scuole, nonostante il recente intervento del Garante

Quello della privacy su dati sensibili sanitari che non possono essere divulgati o maneggiati se non dal responsabile del trattamento, come ha di recente stabilito l'autorità Garante che ha infatti vietato il flusso dei dati sullo stato vaccinale degli alunni dalle asl alle scuole (le scuole potranno inviare all'asl gli elenchi degli iscritti ma l'asl non potrà inviare alle scuole la situazione vaccini dei bambini) potrebbe rivelarsi questione spinosa.

Per chi viola la legge sulla privacy sono previste infatti pesanti sanzioni penali oltre che amministrative: una patata bollente non da poco per dirigenti e personale scolastico. Nelle chat dei genitori in questi giorni se ne sentono di ogni colore: rappresentanti di classe dotati di liste di bimbi "irregolari" sui vaccini, maestre che interrogano i ragazzini sul loro stato vaccinale davanti a tutti, bidelli che sulla porta indicano chi è vaccinato e chi no.

Una situazione esplosiva davanti alla quale i presidi si sentono preoccupati e caricati di un peso burocratico non da poco.

I presidi: non vogliamo fare gli "sceriffi".

I rappresentanti sindacali dei presidi aprono il fronte del disagio sull'applicazione della normativa sui vaccini obbligatori. "Ci stanno facendo svolgere un ruolo da carabinieri: siamo presi tra l'incudine dell'accoglienza e del diritto allo studio e il martello del diritto collettivo alla salute"; ha detto Ezio Delfino (Disal) al quotidiano La Stampa, mentre Giorgio Rembado (Anp), ha ribadito che certi compiti di controllo e accertamento dovrebbero essere in capo a chi ha compentenze sanitarie e non ai presidi.

La linea delle associazioni dei dirigenti scolastici, insomma, intende essere quella del dialogo con le famiglie - magari non contrarie ai vaccini ideologicamente ma disinformate, come spiegano i dirigenti intervistati nell'ampio articolo de La Stampa - in modo da evitare conflitti e clamori. Anche per le possibili ripercussioni negative sui bambini.

Il sondaggio: 28% degli italiani contrario all'obbligo sui vaccini a scuola

E se il disagio dei presidi emerge dalle pagine del quotidiano La Stampa, lo stesso giornale - come tutti i media mainstream allineati da mesi nella difesa dell'obbligo vaccinale e delle posizioni del ministero della salute - pubblica i risultati di un sondaggio su cosa ne pensano gli italiani.

La ricerca evidenzia che più di uno su quattro, cioè il 28%, è contrario all'obbligo della vaccinazione come requisito di accesso a scuola. Tra questi, la maggior parte ritiene che la misura coercitiva faccia soprattutto gli interessi delle case farmaceutiche e comprime la libertà di scelta su un trattamento sanitario non esente da rischi, mentre un'altra percentuale più bassa teme gli eventuali effetti avversi dei vaccini. Il 69% degli intervistati invece è favorevole all'obbligo, soprattutto perché "i vaccini salvano vite", perché "hanno fatto sparire malattie del secolo scorso" e perché "prevengono gravi malattie".

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