Time out, tempo scaduto. La colpevolezza c'è tutta, ma non farà un giorno di carcere. A salvarlo è stato il verdetto di "non luogo a procedere" per intervenuta prescrizione del reato. La giustizia che lo ha condannato è la stessa che ora, applicando la legge, lo ha sottratto alla pena, regalandogli l'impunità. E così un padre orco di Conegliano (provincia di Treviso) riconosciuto colpevole non solo di aver violentato la figlia da quando aveva 8 fino a 16 anni, ma persino di averla ceduta agli amici del bar per soddisfare perversioni criminali condivise, potrà restarsene libero e impunito.

Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Venezia con un provvedimento che ha gelato il sangue della figlia, così come di tante vittime di abusi e stupri.

Il padre orco non sconterà un giorno di carcere

Il tribunale di Treviso aveva condannato il padre orco a 10 anni di carcere, perché riconosciuto colpevole di aver violentato sua figlia da quando aveva 8 anni, per un lungo arco di tempo durato altrettanti 8 anni, con l'aggravante di averla "prestata" ad amici del bar per approfittarsi della bambina in ugual modo. La sentenza è stata confermata anche dalla Corte d'Appello di Venezia che, però, con sommo rammarico della vittima e del suo difensore, ha dovuto decretare il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

I tempi della prescrizione sono stati abbreviati da una sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha "alleggerito" una delle aggravanti di cui era accusato l'imputato. E così, pur riconoscendo la colpevolezza dell'uomo e confermando la condanna civile che comporta un risarcimento della parte offesa, la Corte d'Appello ha dovuto decretare il non luogo a procedere.

In sostanza: niente carcere per il padre oggi 68enne.

Nuovo trauma per la figlia violentata

Per la giovane che porta su di sé i segni di anni di violenza, la lettura della sentenza della Corte d'Appello di Venezia è stata un nuovo trauma. Era solo una bambina quando il padre - all'epoca 46enne - separato dalla madre, l'uomo che avrebbe dovuto proteggerla, educarla ed essere primaria figura di riferimento, nei weekend che gli erano stati assegnati per trascorrere del tempo con lei, diceva di portarla alle giostre e invece la violentava.

Un genitore alcolista, pronto a scatenare i suoi istinti violenti senza alcuna remora. Dal 31 ottobre 1995, giorno della prima violenza sessuale, la bambina è stata abusata per 8 anni finché il padre, risposandosi, ha perso "interesse" per lei che, nel frattempo, era diventata 16enne. Un incubo che, però, non si è di certo concluso nel 2003.

Via Crucis con finale peggiore

Sono trascorsi molti anni prima che l'ex bambina - oggi 30enne - segnata da questa storia familiare atroce, riuscisse ad elaborare ciò che aveva vissuto e a liberarsi dal "divieto" paterno. Infatti il padre stupratore, che senza problemi aveva permesso anche ad amici del bar di toccarla e di spingersi oltre, le aveva intimato di non raccontare a nessuno cosa accadeva.

È passato così molto tempo, fino a quando, da adulta, non ha trovato la forza di raccontare ciò che il genitore le aveva fatto.

Prima ne ha parlato al fidanzato, poi alla madre e ai fratelli che l'hanno incoraggiata a denunciare il loro papà, il suo carnefice. Alla fine ha trovato la forza per raccontare le violenze subite in quei fine settimana abominevoli anche in un'aula giudiziaria durante il processo di primo grado. La lucidità dimostrata dalla giovane ha convinto i giudici, i quali hanno condannato il padre a 10 anni di carcere. Poi l'ultima "svolta" giudiziaria all'insegna del paradosso normativo: il colpevole è libero. Per lei un nuovo colpo. E così, tra la lentezza della giustizia e i tempi di prescrizione brevi, se la storia è terribile, il finale è anche peggiore.

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