Una famiglia sicuramente lontana da quelle dei film di Natale anni '90 è la protagonista di "Another Family", un libro di Irina Popova, emergente fotografa russa, che raccoglie documenti, storie e immagini di una realtà ai limiti del consentito.

La giovane Lilya e il suo compagno Pasha, entrambi tossicodipendenti, alle prese con Anfisa, la loro piccola di soli due anni. Sono questi gli "attori" principali del lavoro firmato Popova, esposto nelle gallerie di San Pietroburgo. Scatti senza filtri, letteralmente: due settimane della quotidianità di una famiglia tutt'altro che convenzionale.

La fotografa incontrò Lilya per caso, una notte, all'uscita da un famoso locale underground.

Era eccentrica, accovacciata mentre faceva la pipì. Irina le chiese: "Posso fotografarti?", ma un'amica qualsiasi, che le stava tenendo d'occhio il passeggino, cordialmente le rispose "Vaff*****o!". Lilya, invece, si mostrò onorata della proposta e, perfettamente a suo agio nei suoi capelli arruffati e nel trucco punk ormai sfatto, iniziò a mettersi in posa, fiera della sua bellezza "extreme", per l'obiettivo di quella sconosciuta.

Poche parole, poi Lilya invitò l'artista, appena conosciuta, nel suo mini appartamento, dove viveva insieme al compagno Pasha e alla loro bambina. Anfisa gattonava tra bottiglie rotte, biancheria sporca e feci di gatto. I genitori la rimproveravano: "Anfisa basta, vai a dormire!".

Nonostante la musica assordante, la piccola obbediva in silenzio, senza piangere.

Nacque così l'idea di mettere a fuoco una realtà poco inflazionata ma attuale, seppur chiusa tra le mura di piccoli appartamenti di periferia, al buio da qualsiasi flash.

Lo scopo del progetto

Narrare le difficoltà che una coppia di tossicodipendenti deve affrontare quotidianamente rispetto alle crisi, ai problemi economici, di salute, al giudizio della società, è già di per sé un argomento controverso.

Se a tutto ciò si aggiunge la responsabilità di crescere una neonata, è evidente che si ha a che fare con un tema ancora più profondo, che merita un tatto decisamente più delicato.

Anfisa nel letto dei genitori con vestiti sudici, che si sporge pericolosamente da un balcone, che gioca portando alla bocca le sigarette della madre tra la sporcizia del party della sera prima.

Lilya chiede dei soldi per strada, mentre la piccola è in un passeggino per bambole. Immagini brusche che scatenano sentimenti contrastanti.

Le reactions e l'indignazione

Gli scatti crudi e a volte poco gradevoli hanno indignato molti spettatori nel constatare il degrado in cui è stata cresciuta la bambina. Anche l'esposizione è stata fortemente criticata, considerata lontana dall'arte e dal buon gusto. In molti, infatti, hanno riportato che la fotografa avrebbe dovuto denunciare quella drammatica situazione familiare, piuttosto che immortalarla in una galleria. È stato richiesto l'intervento dei servizi sociali e l'affido ad una casa famiglia, mentre Irina Popova è stata accusata di indifferenza e superficialità.

Altri, invece, hanno visto in questo progetto la tenerezza di due ragazzi che, malgrado le loro difficoltà, amano la loro bambina come qualsiasi genitore, cercando di allevarla come meglio possono, bisognosi sì di aiuto, ma non certamente di emarginazione.

Tutta la famigliola si è presentata all'inaugurazione della mostra, mostrandosi entusiasta del risultato e ridendo nel vedersi ritratta nei suoi atteggiamenti più intimi.

Nonostante le critiche, l'artista russa ha precisato che il suo intento non consisteva nel fornire una pronta soluzione ad una situazione chiaramente spinosa, bensì di avvicinare i lettori ad una realtà estranea alla maggior parte di loro. Ma scrivere che "può esserci amore e affetto anche in una famiglia di questo tipo, ha causato ancora più isterismo", ha dichiarato.

Si tratta, allora, di bilanciare due fattori contrastanti: è possibile mettere a fuoco una problematica nitida con un grandangolo sulla sensibilità dello spettatore?

Sono passati due anni dal lancio del progetto: Lilya nel frattempo ha lasciato la sua famiglia, e nessuno ha più avuto sue notizie. Sognava di diventare una pornostar o una top model di successo. "Ha sempre creduto nella sua bellezza e, nella sua diversità, si sentiva irresistibile".

Anfisa ora è cresciuta; a lei ci pensa suo padre. "Sa parlare, e sembra avere uno sviluppo normale", scrive Irina, che di tanto in tanto torna a far visita in quell'appartamento: "Ha solo degli occhi più seri di quelli delle altre bambine della sua età".

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