Totò Riina è morto alle 3.37 del 17 novembre. Il capo dei capi di Cosa Nostra è deceduto nel reparto detenuti dell'ospedale di Parma dove era ricoverato in condizioni disperate. Riina era in coma farmacologico da due giorni dopo aver subito due interventi chirurgici a causa dell'aggravarsi delle sue condizioni di salute. Nonostante tutto per i giudici era ancora il capo di Cosa Nostra. Infatti, era detenuto in regime di massima sicurezza, secondo le condizioni imposte dal 41 bis.

Riina era malato da anni e i suoi avvocati avevano chiesto il differimento della pena, istanza respinta, l'ultima volta, dal tribunale di Sorveglianza di Bologna nello scorso mese di luglio. Soltanto ieri il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha concesso ai familiari più stretti di salutare il boss per l'ultima volta.

Il capo dei capi di Cosa Nostra era in carcere per scontare ben 26 condanne all'ergastolo.

Condanne che riguardano oltre ai molteplici omicidi, anche le stragi. Da quelle di viale Lazio agli attentati del '92 in cui fece saltare in aria prima il giudice Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino. E tanti uomini della sicurezza.

L'ascesa di Riina al vertice di Cosa Nostra

Fu proprio Riina a imporre il cambio di passo alla strategia mafiosa con la decisione di lanciare l'offensiva armata contro lo Stato.

Erano i primi anni '90 quando la strategia di Cosa Nostra cambiò improvvisamente con Riina al vertice dell'organizzazione. Riina non si è mai pentito. Quel segnale tanto atteso che, forse, gli sarebbe valso anche un regime meno duro nella detenzione con l'aggravarsi delle sue condizioni di salute, non è mai arrivato. Fino alla fine. Tanto che, narrano le cronache, anche tre anni fa si vantò con un altro detenuto delle stragi compiute nel '92.

Nessun segnale di pentimento nemmeno quando, lo scorso mese di febbraio, a colloquio con la moglie in carcere sottolineava: "Sono sempre Totò Riina". Era ancora sotto processo per quanto riguarda la presunta trattativa Stato-Mafia: risulta imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato.

Proprio ieri Riina aveva compiuto 87 anni. Era nato a Corleone (Palermo) il 16 novembre 1930. La vera svolta criminale fu dettata dall'incontro con il compaesano Luciano Liggio, mafioso dell'epoca.

La sua altezza, un metro e 58, gli valse il soprannome di Totò U Curtu. La sua latitanza è durata più di 20 anni. Anni in cui riuscì a far fuori molti dei suoi nemici. Dopo l'arresto di Liggio, Riina sale al vertice di Cosa Nostra al fianco di Stefano Bontate e Tano Badalamenti. Nel 1981 al comando ci sarà solo lui: Riina. Fu arrestato, dopo 24 anni di latitanza, il 15 gennaio 1993 non lontano da casa sua.

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