Se il numero delle nascite annue è indicatore di quanto una nazione sia in salute in senso lato, l'Italia non ha certo motivi per stare serena. Dal 2015 al 2016, dice l'ISTAT nel suo rapporto annuo su nascite e fertilità, le nascite sono diminuite di circa 100.000 unità, assestandosi intorno alle circa 400.000.

Questi dati sono il riflesso dell'insicurezza e della precarietà sempre più diffusa in cui vivono le famiglie italiane e sembra anche essere conseguenza di poca tutela delle donne e dei nuovi nascituri.

L'età media in cui oggi si fa un figlio infatti è cresciuta per gli uomini a 35 anni e a 32 anni per le donne, e causa di questo ritardo sembrano essere, tra le altre cose, anche la mancanza di asili nido, o i lori costi troppo alti, la scarsa flessibilità sul lavoro, in riferimento agli orari e ai contratti, che costringono molto spesso le donne a posticipare, se non proprio a rinunciare, il momento della messa al mondo di bambini, e in ultima analisi i pochi strumenti di sostegno economico che lo Stato riserva alle famiglie e ai più piccoli.

Dati: incrementi e diminuzioni

Delle ultime ore è, a questo proposito, l'inclusione nella legge di Bilancio 2018 del bonus bebè di 80 euro, che già si anticipa come dimezzato per il 2019 e il 2020, includendo in questo taglio anche il passaggio da tre anni di erogazione del bonus prevista attualmente, a solo un anno, calcolato a partire dal giorno della nascita o dal giorno dell'adozione del bambino.

Un lieve incremento, spiraglio di luce in questo quadro dalle tinte grigie, sembra invece registrarsi per quanto riguarda i matrimoni: dopo un 2014 di forte calo delle celebrazioni, dal 2015 si è cominciato a registrare una ripresa di +4.612 celebrazioni rispetto all'anno precedente e la tendenza si è accentuata maggiormente nel 2016, con un incremento di +9000 matrimoni, (anno in cui è stata di nuovo superata la soglia delle 200 mila celebrazioni).

Questo potrebbe essere un dato positivo nell'ottica in cui le coppie con l'anello al dito sembrano essere più predisposte all'arrivo di nuovi nascituri e quindi fa sperare in un conseguente incremento per i prossimi anni.

Questa è una delle poche cifre positive a cui aggrapparsi in un Paese dove mettere al mondo i figli è diventato un lusso, e quando si riesce ci si ferma al figlio unico: si è passati infatti dalla media di 2,5 figli delle donne nate negli anni venti dopo la prima guerra mondiale, ai 2 figli per donna delle generazioni del secondo dopoguerra, fino a raggiungere il livello stimato di 1,44 figli per le donne negli anni '70.

Dato ancora più triste, sembra essere quello delle donne senza figli, sia per scelta sia per incapacità riproduttiva, che negli ultimi 50 anni sembra essere raddoppiato.

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