Lo scandalo Paradise Papers tocca nel cuore il regno di Sua Maestà Elisabetta II, la quale ha investito gran parte dei suoi beni nel paradiso fiscale delle isole Cayman dove vige un regime fiscale irrisorio, per non dire nullo e dove regna il più assoluto anonimato. La vicenda infatti sarebbe rimasta segreta se non ci fosse stata una fuga di notizie, amplificata dai media mondiali, la quale ha permesso in tempi brevissimi che la cosa facesse il giro del mondo.

L'investimento off shore in paradisi fiscali è di per sé una cosa legale a patto che non funga da strumento elusivo degli obblighi fiscali, ma molti si chiedono se sia più o meno “regale” e la cosa ha appunto indotto i principali politici inglesi a esprimere una posizione sull'argomento.

La parola al leader laburista Jeremy Corbyn

Prende parola Jeremy Corbyn, leader dell'opposizione laburista, dalla platea della conferenza annuale della Cbi, la Confindustria inglese.

Corbyn, incalzato dalle domande dei giornalisti, chiede le scuse della regina Elisabetta per essere forse la principale protagonista di questo scandalo mondiale.

Il leader laburista sottolinea che, se una persona ricchissima mette il suo denaro in un paradiso fiscale (evadendo le tasse), danneggia le scuole e gli ospedali del regno obbligando il resto della popolazione a pagare maggiori imposte e compensare così il deficit.

Corbyn non cita direttamente la regina ma allude chiaramente al comportamento fiscale della Corona e in generale a quello dei super ricchi, i quali “fanno un oltraggio” al popolo, penalizzando la società col mancato pagamento dei tributi sui loro ingenti patrimoni.

Corbyn ha anche proposto al governo di promuovere un’indagine fiscale per i miliardari.

Theresa May e il dovere della correttezza fiscale

Anche la premier britannica Theresa May interviene nel dibattito che inevitabilmente si è creato nel regno di sua maestà Elisabetta, chiedendo a tutti i cittadini di pagare le imposte e precisando che la correttezza fiscale “è un dovere”. Forse un'allusione alla sua regina? La premier ha anche evidenziato la necessità di una “cultura del rispetto” nella vita sociale del Regno Unito.

Onorare il fisco infatti è un dovere di tutti i cittadini, a partire da coloro che vivono maggiormente nell'agio e per questo possono permettersi di pagare imposte elevate.

In questo caso, coloro che sono ai vertici della società devono per primi dare il buon esempio alla popolazione e versare il dovuto al fisco del proprio Paese, senza rifugiarsi in paradisi fiscali (magari coperti da una patina di legalità che potrebbe persino nascondere una 'scarsa' attenzione al bene comune).

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