Essere donne al giorno d'oggi non è affatto semplice: da un lato la lotta per affermare il proprio diritto all'uguaglianza rispetto all'uomo, dall'altro il dovere di preservare la propria natura ed essenza di donna.
In una società che inculca stereotipi al fine di alimentare quei meccanismi di cui si nutrono e da cui traggono vantaggio le grandi potenze economiche e politiche, la figura della donna viene manipolata, distorta ed adattata agli standard più convenienti, creando molta confusione in merito a ciò che è o che dovrebbe essere.
L'immagine della donna nella mentalità di massa non è chiara, ha i contorni smussati, è il risultato confuso di un connubio tra ciò che deriva dal patrimonio culturale dell'ultimo secolo e il tentativo attuale di affermare la propria libertà ed indipendenza; la civiltà moderna non ha ancora deciso cosa debba essere una donna.
Una tra le tante a prendere una posizione in merito a questo tema è stata Christen Reighter, saggista impegnata nelle cause sociali, che è intervenuta a Ottobre dello scorso anno in una conferenza del TED, parlando di una tematica molto dibattuta negli ultimi tempi: il ruolo della maternità nella vita di una donna.
Spiegando di aver da sempre la certezza di non volere figli, ha raccontato la sua storia, ponendo l'attenzione sull'incredulità e il disappunto dei medici e della società che non hanno esistato ad additarla come un'egoista.
La Reighter ha lottato - e lotta tuttora - per far valere il suo punto di vista: la maternità è un'estensione dell’essere donna, non la sua definizione.
Maternità come estensione o definizione dell'essere donna?
A questa domanda non sembra esserci una risposta comune, la società pare essere spezzata in due: da un lato chi crede che una donna sia fatta per essere madre, dall'altra chi ritiene che la maternità sia una delle possibili scelte che una donna può liberamente intraprendere nel corso della sua vita.
A schierarsi dalla parte dei primi c'è sicuramente la Chiesa che difende a spada tratta l'immagine della madre, intoccabile e fondamentale per l'umanità. Sebbene la modernità abbia portato ad un'evoluzione della figura femminile, la tradizione ecclesiastica la vede ancora molto collegata al concetto di maternità.
Per la Chiesa vi è una stretta correlazione tra la donna e il concetto di accoglienza - inteso come accoglienza del seme - così come con quello di maternità.
Nonostante non vi sia alcun obbligo o dovere morale per cui una donna debba diventare madre, sembra esserci una sorta di inclinazione naturale per cui questo possa renderla istintivamente felice e completa, in quanto la maternità non è il fine che definisce una donna ma uno dei fini che la caratterizzano.
Molti però si discostano da questo modello e lo condannano a favore di una libertà di scelta che non dovrebbe implicare il fatto di rendere una donna meno donna agli occhi della società.
La possibilità di scegliere per se stessa sembra essere un pilastro fondamentale sul quale costruire l'edificio della tanto perseguita emancipazione, e dovrebbe essere l'unico vero obiettivo per ogni donna, secondo i movimenti femministi ma non solo.
L'essere madre, in questo senso, è solo una connotazione in più che assume un individuo nel momento in cui decide di diventarlo, ma che non lo definisce in quanto tale, non ne costituisce l'essenza stessa.
La scelta di una donna di non essere madre potrebbe essere considerata egoistica?
A questo interrogativo spesso si risponde prendendo in causa la scienza. Qualcuno ritiene che la continuazione della specie sia garantita dalla procreazione e che scegliere di non avere figli implichi recare un danno all'intera specie umana, qualcun altro sostiene che la sovrappopolazione sia un motivo sufficiente per non insistere sulla necessità di procreare. Raramente però ci si interroga davvero su quanto possa essere considerato un gesto egoista quello di scegliere di non intraprendere il percorso della maternità.
Quella di diventare genitori è una scelta che va presa nella consapevolezza di avere, da quel momento in poi, nuovi diritti e nuovi doveri e da cui consegue una responsabilità nei confronti del figlio che verrà messo al mondo.
Sebbene dare la vita a qualcuno richieda coraggio, sacrificio e una sorta di patto con se stessi e con chi nascerà, scegliere di non farlo non è considerabile più egoista o meno coraggioso.
Tantissimi sono i motivi che possono spingere una donna a diventare madre e talvolta possono nascere da un'egoistica necessità di trovare in qualcuno una fonte di felicità - qualsiasi accezione essa abbia nella vita della madre. Allo stesso modo la scelta di non avere figli può essere frutto della consapevolezza di non essere in grado di garantire loro le giuste attenzioni, il sufficiente tempo o un tenore di vita sostenibile.
La linea che divide l'egoismo da ciò che non lo è appare così molto confusa, rendendo evidente come non sia una decisione in sé ad essere o meno egoista, bensì le intenzioni che ne stanno alla base.
Dare una valutazione morale ad una scelta personale è qualcosa di estremamente complesso - e discutibilmente giusto - che non si può ridurre al semplice generalizzare le intenzioni di un individuo a seconda delle convenzioni sociali del periodo.
La scelta di diventare madri implica necessariamente il fatto di non volersi emancipare come donne?
Ultimamente molti hanno abbracciato l'idea secondo la quale la decisione di non avere figli sia emblema di emancipazione per una donna, rendendo così la figura della madre 'vecchia' e soggiogata all'uomo e eliminando paradossalmente uno stereotipo con un altro stereotipo.
È possibile trovare un esempio di questo fenomeno in ciò che è accaduto in questi giorni su Facebook, dove si è diffuso un video della futura moglie del principe Henry del Galles: qui Meghan Markle spiegava come da sempre lottasse per l'uguaglianza di genere e per l'emancipazione, ma le reazioni del pubblico dei social non sono state per niente buone. Tantissimi - in particolare molte donne - si sono mostrati contrariati da quella che hanno interpretato come incoerenza da parte di una donna che ha scelto di lasciare la propria carriera per il matrimonio.
Questo fatto ha dimostrato che è il concetto stesso di emancipazione ad essere errato. Lottare per i diritti delle donne non dovrebbe significare creare nuove barriere entro le quali rinchiuderle, bensì dar loro la possibilità di scegliere per sé e per la loro vita, accettando che abbiano le stesse libertà che la società concede agli uomini.
Così come una donna senza figli non è necessariamente meno donna, una donna che è anche madre non è necessariamente meno emancipata.
Ma allora come dovrebbe essere una donna ai giorni nostri? Cosa la definisce? Cosa la caratterizza?
Oriana Fallaci disse: "Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai". Colse nel segno.
Essere una donna è una sfida, lo è sempre stata e tutto fa pensare che lo sarà per molto tempo ancora.