E' ancora la cosca dei Bellocco a organizzare traffici illeciti con legami e intrecci interregionali, ma anche questa volta tre pregiudicati, ritenuti affiliati alla 'Ndrangheta, sono stati bloccati dai finanzieri bolognesi in collaborazione con gli uomini dello Scico (Servizio centrale investigazione criminalità organizzata) sempre delle Fiamme Gialle.

Contestato il reato d'estorsione

Il reato contestato è l'estorsione che è stato messo in atto grazie al contesto malavitoso presente in Emilia Romagna.

Con questa accusa, sono stati arrestati in via cautelativa F.B. (residente a Siderno, in provincia di Reggio Calabria), C.F. (residente a Siderno ma domiciliato in Anzio in provincia di Roma) e L.C. (residente in Massa Lombarda, in provincia di Ravenna).

Durante l'arresto, gli uomini della Guardia di Finanza hanno anche svolto perquisizioni a Conselice e Massa Lombarda, Siderno, Rosarno e Palmi in Provincia di Reggio Calabria e ad Anzio in Provincia di Roma.

Il provvedimento è stato ordinato dal Tribunale di Bologna su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia territoriale.

A far scattare l'operazione denominata "Scramble" sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Nicola Femia, che negli anni addietro era stato condannato proprio dal tribunale di Bologna per associazione di stampo mafioso. Il suo ambito di riferimento era il gioco illegale.

Stando a quanto riferito dai Finanzieri, Femia avrebbe raccontato alcuni episodi di estorsione avvenuti in Emilia Romagna dietro ai quali ci sarebbero gli esponenti dei bellocco di Rosarno, famiglia che spadroneggia in diverse provincie della Calabria e che ha infiltrazioni radicate in Emilia Romagna e in altre aree del nord Italia.

Le attività illecite

Le attività a cui sono dediti sono quelle "consuete": narcotraffico, estorsioni e controllo su commercianti e imprenditori. Nonostante le ramificazioni in queste regioni, la vicenda da cui sono scaturite le indagini si sarebbe verificata nel Lazio. Nel 2011 Nicola Femia dirigeva una sala scommesse e avrebbe ricevuto richieste di versamento di denaro, in pratica l'estorsione, per la gestione della sala.

Femia è stato poi arrestato, ma non si sono fermate, invece, le richieste di estorsione, sebbene con un andamento altalenante. I nuovi destinatari dei "messaggi" sono diventati i figli di Femia ai quali sono stati richiesti 250.000 euro. L'epilogo si è avuto nel 2016, quando sono stati minacciati e costretti a versare 50.000 euro in tre rate.

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