Lo scorso 22 gennaio erano stati arrestati nell'ambito di un'operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Meno di un mese dopo il tribunale del Riesame ha annullato 21 delle 58 ordinanze di custodia cautelare, liberando di fatto i destinatari. Un paradosso tutto italiano quello accaduto ad Agrigento dove, oltretutto, decine delle vittime del racket delle estorsioni avevano denunciato i loro aguzzini, confermando le richieste di pizzo. La vicenda assume contorni ancora più surreali se consideriamo che il collaboratore di giustizia che aveva fatto i nomi dei capi dell'organizzazione e della 'manovalanza' è rimasto dietro le sbarre.

Un vizio formale la causa del provvedimento

Se mettiamo in conto che il tribunale del Riesame si è preso 45 giorni di tempo per depositare le motivazioni dei provvedimenti, all'origine dei quali potrebbe esserci un 'vizio formale', la Procura avrà praticamente le mani legate per oltre un mese. Dunque, coloro che hanno denunciato le estorsioni subite, potrebbero con facilità trovarsi faccia a faccia con i loro taglieggiatori. Oltre al danno anche la beffa relativa a Giuseppe Quaranta, boss di Favara adesso collaboratore di giustizia che non è stato scarcerato. Potrebbe non essere finita qui, se consideriamo che le udienze al tribunale del Riesame proseguiranno nei prossimi giorni ed è dunque facile ipotizzare che altri detenuti possano lasciare la casa circondariale.