In carcere per molti anni, ma ancora il capo indiscusso di Cosa Nostra. Con la morte di Totò Riina si aprirà certamente una fase transitoria per la mafia siciliana, ma non è ipotizzabile una sanguinosa guerra interna all'organizzazione come quella che tra gli anni '70 ed '80 sancì l'ascesa dei corleonesi ai vertici della Cupola. Una decina di giorni fa la Direzione Investigativa Antimafia ha trasmesso alla Camera dei deputati la sua relazione semestrale. Secondo i magistrati, la morte di Riina segna l'inizio di una nuova epoca ed è probabile che si affermi in maniera definitiva la strategia del 'sommerso'.
Motivo per cui, non ci dovrebbe essere alcuna guerra di mafia per sancire il formale successore del Capo dei Capi.
La mafia 2.0 ed il ruolo di Messina Denaro
La mafia 2.0 ha dunque messo in naftalina le armi e le metodologie violente, se non in casi estremi, preferendo la strada più comoda di corruzioni e collusioni, sinonomo di affari sempre maggiormente sottotraccia. In tal senso, Matteo Messina Denaro, il superlatitante di Castelvetrano che molti considerano da tempo il numero uno di Cosa Nostra, sta perdendo progressivamente prestigio secondo la visione della Dia, anche se rimane comunque un personaggio di notevole carisma all'interno dell'organizzazione. Il boss castelvetranese conferma tutte le proprie risorse, nonostante le frequenti operazioni indirizzate a fare terra bruciata del suo ingente patrimonio lo abbiano comunque indebolito.
Relativamente alla provincia di Trapani, l'equilibrio tra i vari mandamenti si basa esclusivamente sulla sua figura. Pur mantenendo un profilo discretamente basso, comunque, l'organizzazione si conferma vitale e pericolosa secondo la visione dei magistrati della Dia.