"Dottoressa, per favore, si tiri giù le mutande": questa è stata la richiesta subita da Cristina Sani, una giovane laureata di giurisprudenza, durante un concorso per magistrati. La ragazza ha raccontato la sua esperienza della perquisizione per andare in bagno, che non si è limitata però alla ricerca di bigliettini, ma ha avuto come scopo quello di umiliare delle studentesse, le quali si sono ritrovate a subire l'obbligo di spogliarsi. Avendo ricevuto conferma della medesima esperienza anche da altre colleghe Cristina ha deciso di presentare un esposto al Csm e forse anche alla Procura.

L'umiliazione quale scopo

Le parole dei Centri Antiviolenza della Rete TOSCA non sembrano rassicuranti: "Succede che al concorso di magistratura agenti in divisa abusino del loro potere per umiliare e agire violenza sulle candidate".

Non dovrebbe invece essere un evento che "succede". Prima di tutto perché in questo modo la perquisizione si allontana dal suo fine - quello di ricercare eventuali bigliettini, o altri trucchi per copiare durante il concorso - e diventa una vera e propria molestia finalizzata a umiliare l'altro. Inoltre l'elemento chiave di questo evento è chi ha perpetrato la molestia, ovvero l'ufficiale di polizia: una figura che ha il dovere di ispirare sicurezza e fiducia mentre di fatto, con una perquisizione attuata in modo così pervasivo e intrusivo, non fa altro che sminuire la dignità una persona e farla vergognare, attaccando direttamente la sua integrità.

Il sostegno verso la giovane ragazza proviene anche da Fabio Roia, il giudice che si occupa dei reati di violenza di genere a Milano, il quale ha invitato la Procura ad intervenire: "Se è andata così, deve intervenire la Procura. Esporre le parti intime per un concorso è disgustoso e spropositato" sostiene il giudice.

L'effetto psicologico delle molestie

Esistono varie tipologie di Molestie:

  • Verbali: Riguardanti commenti, giudizi o osservazioni più o meno pesanti e volgari sul corpo o sull'abbigliamento altrui. Possono essere anche battute a sfondo sessuale.
  • Non verbali: Riguardanti sguardi insistenti, fischi e comportamenti simili
  • Fisiche: Dove vi è un contatto fisico non richiesto fino ad arrivare all'aggressione o allo stupro

Quello che accomuna queste tre modalità di condotta è il fatto che ledono la dignità di uomini e donne.

Le conseguenze possono verificarsi sia a livello lavorativo - portando delle volte anche al suo abbandono -, che a livello personale, attraverso malessere psicologico che include rabbia, sfiducia, senso di umiliazione, e malessere fisico come emicrania, nausea, e disturbi del sonno.

Quando il fenomeno non è fisico ma verbale o non verbale, può diventare ancora più difficile da riconoscere in quanto potrebbe esserci la giustificazione secondo cui la molestia è un modo per apprezzare la bellezza femminile o maschile.

L'effetto psicologico più rilevante è la vergogna. Con la vergogna si dà all'altro il potere dello sguardo severo sul proprio Sè. E tale potere può anche costringere al silenzio: la vergogna infatti ostacola l'espressione del Sè e questo la rende tra le emozioni più difficili da esternare, si accompagna a uno stato psicolgico in cui si è incapaci di pensare lucidamente e parlare chiaramente.