Lei si chiama Cristiana Sani, una giovane studentessa in legge che dichiara di aver preso parte ad un recente concorso per entrare in Magistratura tenutosi a Roma. Sul suo profilo Facebook, in data 26 gennaio 2018 alle ore 18.51, appare un post dal titolo misterioso e sconvolgente: “Dottoressa, si tiri giù le mutande”. La Sani, nel post, sostiene che nel bagno dell’edificio dove in quel momento si stava svolgendo l’esame per l’ingresso in Magistratura, sarebbe avvenuta nei suoi confronti, e in quelli di molte altre studentesse, una vera e propria “violenza”.
Secondo la Sani, autrici delle presunte e reiterate molestie sessuali sarebbero alcune agenti, donne, della Polizia Penitenziaria, evidentemente adibite a compiti di Vigilanza durante il concorso. Perquisizioni casuali ma molto decise, con l’ordine di denudarsi impartito con arroganza e bestialità. Certo, la notizia al momento non ha riscontri ufficiali visto che, oltre al profilo Fb di Cristiana Sani, solo alcune piccole testate online come yuotg.net e nextquotidiano.it hanno dato risalto alla denuncia. Anzi, il ministero della Giustizia, come scrive Repubblica, ha già smentito nel merito la versione della ragazza. Ma quelle parole fanno comunque scalpore.
Il post di Cristiana Sani
Il nome di Cristiana Sani viene citato per primo da youtg.net perché, come spiega la testata, “ha deciso di fare una denuncia pubblica sul suo profilo social”.
Fatta una breve verifica, quel profilo Facebook esiste davvero e contiene il post dello scandalo. “Dottoressa, avanti! Si cali le mutande - scrive l’aspirante magistrato descrivendo la scena della perquisizione subita - Ancora più giù, faccia quasi per togliersele e si giri. Cos’è? Ha il ciclo che non se le vuole tirare giù?”. Sarebbero queste le crude frasi pronunciate dalle agenti di Polizia Penitenziaria verso la Sani ed altre malcapitate. Presunte molestie sessuali che per l’autrice del post avrebbero “un solo nome”: “Violenza”. Insomma, secondo il racconto della ragazza, tutto da verificare, le agenti avrebbero deciso di attuare delle perquisizioni corporali nei bagni della sede d’esame del concorso in Magistratura, “indistintamente” e senza alcun criterio, con tanto di richiesta, giudicata del tutto fuori luogo, “di togliersi la maglia, allentare il reggiseno, calarsi i pantaloni” e, per finire, “tirarsi giù le mutande”.
Le reazioni alla denuncia della Sani e la smentita del ministero
Come detto sopra, al momento le reazioni pubbliche alla denuncia di Cristiana Sani sono state poche. Oltre ai citati siti online, oggi è il portale di Roberto D’Agostino, Dagospia, a rilanciare i fatti. Una condanna dura, secondo youtg.net, arriva da Enzo Iacopino, ex presidente dell’Ordine dei giornalisti, che dichiara: “L’accaduto va oltre l’inciviltà e precipita, a mio avviso, nel codice penale”. Ma a mettere un freno alla denuncia della concorsista ci pensa direttamente il ministero della Giustizia che nega con decisione le presunte molestie sessuali e, secondo quanto riporta l’edizione romana di Repubblica citata da ilsussidiario.net, dichiara che “la realtà è un’altra: Sani, dopo ripetuti andirivieni dalla sala verso il bagno, che avevano insospettito gli agenti, è stata perquisita e le sono stati trovati addosso dei bigliettini” che, nella versione del ministero, le sarebbero costati l’espulsione dal concorso in Magistratura. Ma la diretta interessata nega di essere stata trovata in possesso di biglietti e di essere stata espulsa. Mistero fitto.