Nuovi scontri tra la polizia e i manifestanti nella capitale: proteste nei pressi di Castel Sant'Angelo contro la visita di Erdogan, presidente turco, presso il Papa. Tutto stava procedendo con relativa quiete, finché un gruppo di partecipanti non ha dato vita ad un corteo non autorizzato dietro uno striscione che recitava "Erdogan boia" verso San Pietro.
La situazione è precipitata vertiginosamente, e la polizia ha caricato i manifestanti irrequieti in tenuta antisommossa: una persona è rimasta ferita e due sono state fermate.
Uno scenario comune
Attualmente, i manifestanti sono nei giardini di Castel Sant'Angelo, e continuano ad inveire contro il presidente turco e le forze dell'ordine. Non è la prima volta che in Italia, come nel resto del mondo, le manifestazioni sfociano in episodi di violenza e ferocia con feriti su entrambe le sponde, come se si trattasse di una schermaglia. Chiunque, ripensando alla storia, può ricordare episodi analoghi, tutti nati da nobili presupposti e poi sfortunatamente degenerati in situazioni drastiche.
Un fenomeno psico-sociale
La psicologia si interroga su questa tematica da diversi anni, soffermandosi su come la coscienza personale venga messa in secondo piano quando ci si trova in mezzo ad una folla: addirittura i primi studi di questo fenomeno risalgono a prima della divulgazione degli studi freudiani.
Infatti il pioniere di questa tematica fu Gustave Le Bon, un antropologo francese che studiò le dinamiche delle folle. Secondo il sociologo transalpino, le masse sono una forza di pura distruzione, nata dal desiderio impulsivo dell'inconscio collettivo; nella folla, ogni persona mette da parte la propria personalità, i propri doveri e responsabilità, e si conforma alla massa, un essere di puro impulso non curante delle conseguenze delle proprie azioni.
Ma il tema dell'inconscio collettivo fu tanto caro anche a Wundt, considerato da molti uno dei fondatori della psicologia, che nel suo testo "Völkerpsychologie", spiega come le persone all'interno della folla si sentano libere di agire senza responsabilità, senza sentirsi piccole e deboli, bensì numerose e forti.
La moltitudine sprigiona le pulsioni dell'uomo che, senza vincoli sociali, è più libero. Tuttavia questi sono solo due dei grandi studiosi della psicologia delle folle, e al contempo esistono centinaia di studi più moderni che hanno approfondito la questione allargandone gli orizzonti, sempre partendo dagli studi di Le Bon e Wundt.