Di tempra ne ha da vendere, e di coraggio ne ha già dimostrato a oltranza. Ora di fronte a un passaggio estremo della sua vita, si mostra tranquillo. Stavolta però, più che sulle sue forze, conta sugli affetti e sulla fede. Domani mattina alle 10 a Roberto Zanda, l'ultrarunner 60enne sardo, verranno amputati entrambi i piedi, la mano destra e parte della sinistra. L'atleta è reduce da una maratona estrema in Canada, una competizione in solitaria, la più fredda e difficile che esista. Durante la gara a seguito di un incidente, è rimasto 14 ore nella neve con temperature tra i -40 e i -50 gradi.
L'incidente in gara
Il runner ed ex paracadutista cagliaritano a febbraio ha partecipato alla "Yukon Artic Ultra", una maratona durissima, la gara più estrema al mondo, che si svolge tra i ghiacci del Canada e dell'Alaska a temperature che arrivano fino a -50 gradi. Lo scorso 7 febbraio durante la competizione in cui erano rimasti in tre su 24 partecipanti, Zanda che era secondo in classifica e a 20 miglia di distanza dal primo concorrente, ha smarrito la strada. Per cercare di ritrovare il percorso di gara, si è allontanato dalla slitta munita di gps ed è finito in un fossato con la neve alta che gli arrivava all'ombelico. In questa condizione, nell'impossibilità di lanciare l'allarme all'organizzazione, ritrovandosi senza guanti e senza scarpe perché nella caduta sono andati persi, è rimasto per 14 ore a temperature fino a - 50 gradi cercando di scaldarsi gli arti.
E' entrato in ipotermia e ha rischiato di morire assiderato. Soccorso solo dopo molte ore, ha avuto la vita salva ma non gli arti. Riportato in Italia, è stato trasferito all'ospedale Parini di Aosta presso l'unità d'eccellenza di Medicina e neurologia di montagna dove è stato confermato il congelamento del quinto grado a mani e piedi. L'equipe che lo segue da due mesi, composta da un chirurgo vascolare, un ortopedico, un neurologo e un fisiatra, ha tentato di scongiurare il peggio sottoponendolo a sedute di camera iperbarica e interventi di vascolarizzazione. Ma di fronte ai tessuti in necrosi, non restava che somministrargli farmaci anticoagulanti e vasodilatatori utili per ‘mummificarli’ in vista dell'amputazione.
Il patto con Dio
Giunto alla data dell'intervento, la moglie Giovanna Caria assicura che Roberto è sereno. E l'atleta esperto, da campione di coraggio quale è, si è detto pronto ad affrontare l'operazione dopo aver fatto un patto con Dio: rinuncia agli arti purché gli sia lasciata la vita. "Non saranno quattro protesi il problema. Chi se ne frega. Ci sono atleti che continuano con quelle", ha detto. E nella sua pagina Facebook, 'Massiccione' come lo chiamano gli amici, ha scritto che il vero pericolo nella vita è l'attaccamento a tutto quello che può essere sostituibile. Mentre la vita è fatta di separazione e trasformazione e "l'amputazione è sempre emotiva". In un post con video girato ieri prima di sottoporsi all'ultima medicazione a mani e piedi, ha scritto: "Lo sport vero è come la vita, si cade e ci si rialza e io non vedo l'ora di rialzarmi presto con due bei piedi nuovi e una bella mano bionica".
Si dice pronto a mandare in pensione le mani e i piedi che hanno lavorato tanto per sostituirli con arti bionici.
L'intervento
Domani mattina l'equipe di di Chirurgia vascolare diretta da Flavio Peinetti amputerà all'Iron Man entrambi i piedi fin sotto il ginocchio, e tutta la mano destra. Il mezzo palmo che si poteva salvare, non gli avrebbe però consentito di utilizzare nessuna protesi. Della mano sinistra, invece, sarà amputata una parte, alcune dita. Manterrà il palmo e la falange del pollice. Le Officine ortopediche Adelaide di Torino sono pronte a fornirgli protesi bioniche speciali, le stesse di Bebe Vio, la campionessa paralimpica e mondiale di fioretto individuale