Parla la donna che ha incastrato Harvey Weinstein: probabilmente senza la sua registrazione del 2015, realizzata in collaborazione con la polizia di New York, lo scandalo che ha travolto Hollywood non sarebbe mai esistito. In una lunga intervista – rilasciata a Il Fatto Quotidiano ad un’altra vittima del produttore, l’attrice asia argento – la modella italiana Ambra Battilana ricorda la sua incredibile storia, cominciata una sera di marzo di tre anni fa, quando con il suo agente ed altre colleghe si reca ad assistere ad uno spettacolo realizzato da Weinstein.

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Già nel party dopo lo show il magnate inizia a fissarla da lontano; l’allora 22enne, impaurita, si avvicina all’uomo che l’ha accompagnata, ma a quel punto il produttore si presenta all’agente comincia a ricoprire di complimenti la ragazza.

Il patto di riservatezza

L’approccio è quello classico: “Mi ricordi un’attrice, dovresti lavorare nello spettacolo”. Il giorno dopo Ambra è già al Tribeca Film Center, invitata ad un casting: quello che accade, però non può rivelarlo, a causa di un patto di riservatezza che Weinstein le fa firmare tempo dopo.

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Comunque si tratta di una storia molto simile a quella di Asia che, nel 1997, è spinta dal produttore Fabrizio Lombardo a partecipare ad una festa della Miramax in un hotel di Cannes. Festa inesistente, visto che l’attrice troverà in camera solo il produttore, pronto a violentarla. Ambra, però, reagisce subito alle molestie: si reca dalla polizia, dove la sua denuncia è accolta da un “di nuovo?” da parte dell’agente, che evidentemente conosceva bene le abitudini da predatore del tycoon.

La registrazione contro Weinstein

La modella decide di andare fino in fondo: rincontra Weinstein, ma questa volta con un registratore per incastrarlo. L’audio è impressionante: il produttore passa da un tono di voce piagnucolante ad uno molto più duro, quando capisce che la donna non ha intenzione di seguirlo in camera. Ma, nonostante questa prova, subito mandata ai pm di New York, nessuno muove un dito.

Anzi, Ambra viene descritta da alcuni giornali prima come una ricattatrice e poi addirittura come una escort. La stampa diviene insistente ed arriva a contattare i suoi familiari in Italia: a questo punto, impaurita dalla campagna diffamatoria, la ragazza si lascia convincere a firmare il patto di riservatezza. Come in altri casi, gli avvocati di Weinstein pagano il silenzio delle vittime, con un contratto che prevede enormi penali nel caso in cui non venga rispettata l’omertà.

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Nel frattempo Ambra si rifugia per un anno e mezzo nelle Filippine dove deve ripartire da zero. Ma in quei mesi arrivano le altre denunce, prima fra tutte quella di Rose McGowan.

Scoppia la bufera

Nel dicembre 2016 anche Asia Argento riceve una telefonata dagli uffici del produttore a New York, probabilmente un tentativo di tappare la bocca anche a lei, ma la presenza del compagno dell’attrice, giornalista della Cnn, scongiura la trappola.

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Ma ormai la tempesta è scoppiata: gli articoli di Ronan Farrow fanno conoscere al mondo la verità. Sicuramente la registrazione della modella, riemersa dall’oblio, diviene fondamentale affinché le vittime siano credute. “Dopo due anni sono stata riabilitata – conclude Ambra – lo sapevo, non ho mai fatto nulla di male; come diceva mia madre bisogna comportarsi esattamente come vorresti che gli altri si comportassero con te”.

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