La notizia che ha fatto scalpore negli ultimi giorni riguarda due sorelle di 17 e 20 anni, che hanno aggredito e picchiato a sangue la madre per aver dato una risposta negativa alla richiesta delle figlie di ricevere il numero della carta di credito per un viaggio a Praga.

La donna, un’infermiera di 46 anni, impaurita e scossa è riuscita a fuggire di casa e a raggiungere l’ospedale di Castel Franco Veneto, in provincia di Treviso, dove le hanno trovato graffi e ecchimosi a braccia e gambe per una prognosi di una settimana. Ma sicuramente le ferite più profonde, non erano quelle visibili all'occhio dei medici del reparto.

L’accaduto è stato reso di competenza della Procura della Repubblica di Treviso e del tribunale dei minori, data la minore età della sorella più piccola. Secondo quanto ricostruito la rabbia delle ragazze sarebbe scattata al momento del “no”. Infatti, dopo le ripetute minacce, anche con l'ausilio di un coltello, ma prettamente verbali, alla risposta definitiva del genitore, non hanno più risposto delle loro azioni e sono passate ai fatti.

Come si può arrivare a commettere un tale gesto?

Il fattore che desta più stupore è quello che fuoriesce dai racconti di chi conosceva quella famiglia, le persone più vicine, che parlano delle due sorelle, come di due studentesse senza particolari istinti di natura violenta, che conducevano una vita tranquilla con la madre, e che non avrebbero mai fatto sospettare una tale furia.

Dal punto di vista psichico ci sono diverse chiavi di lettura, una delle quali riguarda il fattore età.

Il fatto che siamo in periodo adolescenziale non è un caso, in questa fase infatti, alcune zone del lobo frontale non sono ancora pienamente sviluppate, e ciò porta ad una non considerazione delle conseguenze che derivano da una propria azione. “Quando sarai grande capirai”, è una frase che tutti noi, chi più chi meno, ci siamo sentiti dire, e che rispecchia a pieno il concetto, in quanto in questa fase della vita, non tutto appare nella maniera completa.

Una seconda chiave di lettura può essere quella che Freud chiama “pulsione dell’aggressività”. Per Freud infatti, l’aggressività, in questo caso la violenza nei confronti della madre, è una risposta, una reazione, all’impossibilità di soddisfare una pulsione, e cioè l’investimento nel viaggio programmato. Si tratta di una risposta primordiale che può essere inconscia, ma anche cosciente, insita nella natura dell'uomo, e più è frustrante per l'individuo, più la risposta aggressiva sarà forte.