La bocciatura, quasi senza appello, è arrivata direttamente dall'istituto che dal cinquecento si occupa di tutelare la salute della lingua italiana: e ha fatto ancora più scalpore in quanto era rivolta al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. Nel mirino dell'Accademia della Crusca è finito infatti un documento del Miur infarcito di forestierismi - in particolare, di anglicismi. Una reprimenda che non è piaciuta alla titolare del dicastero, Valeria Fedeli, che ha prontamente espresso il proprio dissenso mediante una nota stampa.

Botta e risposta tra professori e ministro

Nel marzo scorso, il Miur ha pubblicato il Sillabo programmatico, un documento volto a promuovere l'imprenditorialità nelle scuole statali secondarie di secondo grado.

Lo stile del documento, ricco di prestiti derivanti dalla lingua di Shakespeare, ha fatto storcere la bocca ai professori del gruppo accademico, Incipit, secondo cui il Sillabo rifletterebbe la volontà di abbandonare l'italiano, in favore di un "sovrabbondante e non di rado inutile" ricorso all'inglese. La Crusca ha quindi esortato il Ministero a mostrare "maggiore rispetto nei confronti della lingua e della cultura italiana".

La replica del Miur non si è fatta attendere. In una nota, il ministro Fedeli ha ricordato come il nostro idioma debba molto ai prestiti linguistici - per esempio, ai termini di origine araba o latina; inoltre, evitando accuratamente la distinzione tra uso e abuso ha rivendicato la necessità di utilizzare vocaboli stranieri in ambiti strettamente specialistici; infine, ha stigmatizzato l'idea di una contrapposizione tra italiano e inglese.

Punti di vista, certamente. Ma forse, in casi come questo, potrebbe anche trattarsi di punti di vita.

L'italiano sta scomparendo?

Non è la prima volta che accademici e docenti lanciano l'allarme sul rischio che l'italiano si estingua nel corso di poche generazioni. Già a gennaio 2017, per esempio, il presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzini, si era lanciato in una fosca previsione: nel 2050 la nostra lingua sarà più semplice, meno colta e colonizzata dagli anglicismi.

Il congiuntivo non se la passa bene già da molto tempo, ma a sorpresa sembra in pericolo anche il tempo futuro: soprattutto i giovani, ricordava Marazzini, tendono a dire "domani vengo da te", rinunciando alla forma "verrò".

D'altra parte, è stato proprio a causa del declino scolastico - ma anche universitario - dell'italiano che alcuni professori hanno deciso di costituire il Gruppo di Firenze, la cui proposta per rilanciare il nostro idioma nella Scuola è stata sottoscritta da oltre 700 docenti: è infatti dalla scuola che occorre ripartire, da una scuola che deve tornare a insegnare i fondamenti linguistici - grammatica, sintassi, lessico.

L'assenza di queste basi, sostiene il Gruppo di Firenze, è all'origine delle carenze ravvisate dai docenti universitari nei propri studenti: carenze che hanno perfino spinto alcuni atenei ad attivare corsi di recupero di lingua italiana.

Entro il 2300, ha denunciato Marazzini, l'idioma di Dante potrebbe essere scomparso. C'è ancora tempo. E, come insegnava il maestro Alberto Manzi, "Non è mai troppo tardi".

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