Un'auto viene fermata nel corso di un normale controllo di routine. Solo che alla guida non ci sono due persone qualsiasi. Bensì i rapitori di un bambino di due anni che, nove mesi prima, era stato sottratto da una struttura di Molfetta. La polizia ha arrestato la coppia: lei pregiudicata, tra l'altro, asseriva di essere la madre del bambino. Cosa ovviamente risultata essere una menzogna.

La madre "vera" tuttavia, risulta anch'essa implicata nel rapimento ed ora anche la sua versione è al vaglio degli investigatori.

Il rapimento

Sembra che il bimbo, nove mesi prima, fosse stato sottratto dalla struttura presso la quale fosse in custodia; struttura presso la quale si trovava anche perché gravemente malato. E pare che in questi nove mesi sia stato continuamente spostato di zona in zona tra la Campania e la Puglia, dove è stato ospitato ogni volta in una casa diversa da persone diverse. Tutte le persone coinvolte sono attualmente indagate.

Le condizioni del bambino

Il comandante della polizia locale di Bari dice di aver trovato il minore in condizioni molto precarie, denutrito e sporco. Fortunatamente ora è nelle mani di una casa famiglia che si occuperà di lui finchè non verrà fatta luce su tutta la questione. Si cerca ancora di capire, infatti, quale legame ci possa essere tra la madre e tutte le persone che hanno tenuto il bambino nel corso dei nove mesi.

Perché sia stato rapito dalla struttura nella quale veniva curato. Perché la sequestratrice si spacciava per sua madre, se la madre era d'accordo con il sequestro.

Le indagini

Tutte domande alle quali la procura di Bari dovrà trovare una risposta. E pensare che tutta la faccenda è stata scoperta solo per un banale e normalissimo controllo di routine della polizia ad un posto di blocco. La madre era già indagata per sottrazione di minore e di quest'ultimo non si era più saputo nulla, finchè il controllo casuale alla Smart della coppia ha fatto scattare le indagini.

Da un controllo incrociato è emerso infatti che la donna era già indagata e che quel figlio che diceva essere suo, non lo era affatto. Dopo pedinamenti, intercettazioni e appostamenti, la polizia è riuscita a ricostruire l'itinerario che il bimbo ha compiuto nei 9 mesi precedenti e così ha inchiodato la coppia.

L'epilogo

"Una inquietante rete di persone coinvolte", l'ha definita il procuratore aggiunto barese Alessio Coccioli e, anche se sui dettagli della storia c'è ancora il riserbo per via delle indagini in corso, la cosa che conta è che il bimbo ora sia in mani sicure, al riparo da pericoli e malintenzionati.

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