Mentre l'Italia si agita nel "balletto" degli incarichi e delle possibili combinazioni per il nuovo governo, la situazione internazionale sta degenerando rapidamente, spingendo anche l'imperturbabile Mattarella a dare un'improvvisa e decisa accelerata. Dunque, "il governo s'ha da fare"; potrebbe essere questo il diktat del Presidente della Repubblica, mettendo da parte dubbi e tentennamenti, in attesa delle prossime elezioni regionali o di altre improbabili varianti: l'Italia ha bisogno al più presto di una maggioranza.

Forse, tra le altre cose, a dare la scossa sono state anche le parole del presidente francese Macron, il quale ha rotto il suo silenzio per dare pieno sostegno a Trump.

La sua affermazione, del resto, è stata chiara: Assad avrebbe davvero usato delle armi chimiche nel recente attacco a Duma, e ci sarebbero le prove.

Duma, Siria

Duma è una città di circa 100.000 abitanti che si trova nel sud della Siria, vicino al confine con il Libano, ed anche pericolosamente vicina ad Israele. Nella Repubblica araba siriana, da anni ormai infuria la guerra civile, e nella regione del Ghouta Orientale - dove sorge la città di Duma - vi è una delle roccaforti dei ribelli anti-Assad.

L'attacco di sabato della scorsa settimana è stato fulminante e terribile, e anche se Assad ha cercato di minimizzare, escludendo il ricorso alle armi chimiche e parlando di cospirazione occidentale anti-siriana, rimangono i terribili danni visionati sul posto dalle apposite commissioni, la documentazione video e fotografica.

La certezza sta in 70 morti confermati, rinvenuti principalmente nelle cantine dove avevano cercato rifugio, di cui almeno 43 con segni evidenti di danni da sostanze tossiche. Ma ulteriori conferme sembrano arrivare dai 500 e più ricoverati negli ospedali ancora in attività, che presenterebbero segni chiarissimi dell'uso di armi proibite: irritazione alle mucose di bocca, gola e naso, crisi respiratorie più o meno gravi, danni al sistema nervoso centrale.

Le prove ci sono o no?

Secondo la portavoce della Commissione UE nominata ad hoc: "in base ai nostri rapporti, la maggior parte delle prove indicano che siano state usate armi chimiche in Siria nell'attacco del fine settimana scorso".

Nel pomeriggio del 12 aprile, Macron, il presidente francese, suffragato anche dai suoi esperti, ha sostenuto di credere alle parole della commissione.

Le sue dichiarazioni sono state chiare: la Francia vuole "togliere la possibilità di utilizzare armi chimiche" ad Assad, parlando in modo inequivocabile del desiderio di cancellare l'opportunità, per la Siria, di effettuare altri interventi militari di questo genere.

Affermazioni che lasciano poco spazio al dubbio circa le sue intenzioni, ricordando che, come Trump, Macron è un presidente che gode del potere esecutivo, al contrario, ad esempio, di Mattarella che, capo supremo delle Forze Armate, ha più che altro un titolo onorifico, mentre le decisioni circa eventuali interventi militari possono essere prese solo dal governo con voto del Parlamento.

Intanto la Germania, in seguito alle ultime dichiarazioni di Angela Merkel, si è defilata, escludendo un eventuale intervento militare tedesco anche nell'ambito della NATO.

Ancora incerta la posizione della Gran Bretagna, anche se avrebbe già mosso alcune navi per avvicinarle alla costa siriana nel Mediterraneo Orientale per fronteggiare qualsiasi evenienza, vista la presa di posizione di Usa e Russia. Dall'interno, il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn ha condannato chiaramente l'uso di armi chimiche, definendosi al contempo contrario a qualsiasi operazione bellica. L'atteggiamento di Theresa May è ancora ambiguo: mentre molti le chiedono un aperto dibattito parlamentare in merito ad un eventuale intervento, pare che la premier sia intenzionata a chiedere solo l'autorizzazione da parte del governo.

L'OMS

L'Organizzazione Mondiale della Sanità si è detta estremamente preoccupata della situazione venuta a crearsi intorno al problema siriano e, proprio allo scopo di sgombrare ogni dubbio e chiarire quanto accaduto, ha chiesto di avere libero accesso alla zona, in primis per fornire assistenza alla popolazione stremata, in secondo luogo per constatare quanto sarebbe realmente avvenuto.

La Russia

La Russia di Putin da tempo si è schierata apertamente a favore di Assad e del suo governo, e con le sue navi presidia il Mediterraneo Orientale, proprio là dove stanno schierandosi anche le imbarcazioni militari americane e inglesi in nome della NATO, poiché proprio da lì potrebbe scattare la scintilla.

Per rafforzare la sua posizione, proprio nelle acque antistanti la costa siriana, la Russia ha dato il via ad ulteriori manovre militari con ampio dispiegamento di navi, almeno 15, comprendendo anche sottomarini. Da una parte, Mosca è accusata da Trump di aver tradito il proprio impegno al controllo di Assad circa l'uso di armi chimiche; dall'altra gli Usa sollecitano l'ONU per un'inchiesta immediata e approfondita, mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sta tenendo una riunione d'urgenza proprio in queste ore.

Nel corso di quest'incontro, l'ambasciatore russo avrebbe chiesto l'intervento immediato in loco dell'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche), e proprio questa sarebbe la soluzione più logica e auspicabile.

La NATO

La NATO (alleanza militare guidata dagli Stati Uniti di cui fa parte anche l'Italia) si è detta pronta ad intervenire, mentre il segretario generale Jens Stoltenberg ha dichiarato di aver avviato le consultazioni per sondare le posizioni dei vari membri tra appoggio militare diretto, indiretto con l'utilizzo delle basi (vedi l'Italia) e la neutralità assoluta.

E l'Italia?

In questa bufera o tsunami in arrivo (che tutti sperano si smonti prima che sia troppo tardi) ecco l'Italia impreparata: non solo non sa che posizione prendere, ma si trova in piena crisi interna, con un governo che per adesso è ancora tutto in divenire.

Eppure il nostro Paese dovrà - in caso di avanzata della crisi, ma probabilmente già al più presto - prendere una posizione netta non solo circa l'intervento, ma anche in merito all'appoggio logistico per le basi di partenza dei voli e per il controllo radar.

La maledizione di Blair

Sulla posizione da prendere, pesa molto quanto accaduto anni fa nell'attacco contro l'Iraq di Saddam Hussein: Tony Blair (allora Premier inglese) aveva rivelato la presenza senz'ombra di dubbio di armi chimiche, salvo confessare nel 2015 (ben 12 anni dopo la guerra del 2003 che portò alla fine del dittatore iracheno) di aver diffuso una notizia falsa, una fake news creata appositamente per spingere all'entrata in guerra. Proprio rifacendosi a questa vicenda, in Italia oggi sono in molti a dubitare della presenza effettiva di armi chimiche in Siria.

Mentre Trump si affida ai tweet, Salvini in Italia ama registrare video col suo telefonino da condividere subito online: proprio con questo sistema, poche ore fa, ha detto di non credere affatto all'esistenza di armi chimiche , ricordando proprio Tony Blair e chiedendo al Premier Gentiloni (ancora in carica), di prendere posizione contro ogni possibile intervento o partecipazione diretta o indiretta dell'Italia. Il leader della Lega ha parlato di motivi economici, di esigenze di potere, e in particolare di lotte per il predominio sul Mediterraneo Orientale e sul Medio Oriente tra Russia e Usa come cause plausibili di un eventuale conflitto, con conseguenze pericolosissime per tutti.

Salvini, dunque, è stato piuttosto chiaro, e se da un lato ha condannato la facilità con cui Trump "twitta" di missili spediti qua e là; dall'altro ha affermato che non bisogna cader vittime di news create ad arte come "casus belli".

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