Nel Galles del Sud la polizia è riuscita ad arrestare un'intera banda di spacciatori di droga grazie ad una nuova tecnologia che ha permesso di risalire alle impronte digitali di uno degli spacciatori attraverso una foto inviata su Whatsapp. La banda di spacciatori, infatti, utilizzava la famosa app di messaggistica per comunicare.Questo arresto risulta rivoluzionario perché, per la prima volta grazie ad un innovativo software che analizza i polpastrelli delle mani presenti nelle foto, si è riusciti a recuperare delle impronte digitali senza le tecniche utilizzate solitamente.

I poliziotti gallesi si sono dimostrati entusiasti della cosa perché, grazie a questa tecnica, si potranno svolgere indagini più approfondite analizzando le foto e i video trovati sui dispositivi elettronici sequestrati a sospettati e criminali.Un utilizzo così potente della tecnologia in ambito investigativo potrebbe far storcere il naso a chi ha paura che una tecnica del genere possa essere utilizzata anche da persone esterne alle forze dell'ordine al fine di trarre qualche profitto a discapito del malcapitato a cui vengono "rubate" le impronte digitali, ma questo sembra essere il prezzo da pagare per vivere in un mondo più sicuro.Inoltre, è altamente improbabile che un software del genere venga messo a disposizione dei cittadini comuni così a cuor leggero.

Come si sono svolti i fatti

Gli agenti della cittadina di Bridgend sono venuti in possesso (grazie al lavoro di un agente infiltrato) di una foto nella quale uno degli spacciatori mostrava ad un altro delle pillole di ecstasy che gli erano appena state recapitate.I maldestri criminali, infatti, utilizzavano Whatsapp per comunicare ai loro clienti l'arrivo di nuove dosi di ecstasy, credendo di non essere intercettati.Analizzando la foto tramite un innovativo software, gli agenti sono riusciti a risalire alle impronte digitali di uno dei membri della banda e, partendo da lui, ad arrestare un totale di 11 persone.

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Le dichiarazioni della polizia

La polizia di Bridgend ha dichiarato: «Il riconoscimento delle impronte digitali non è di per sé una tecnica nuova, ma il modo con il quale siamo arrivati a questo tipo di arresto è veramente innovativo per noi. Adesso guardiamo tutto quello che troviamo nei telefoni sequestrati alle persone sospette che arrestiamo e i risultati stanno cominciando a pagare».

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