Risale a quattro anni fa il post di una ragazza, pubblicato su Facebook, che così recitava: "Io e i rumeni non andremo mai d'accordo, tra badanti depresse e altri elementi maleodoranti senza civiltà ed educazione", accompagnato da altre dichiarazioni verbalmente aggressive. Le frasi pubblicate sul noto social network raccolsero numerosi consensi (una sessantina di like), destando l'indignazione della comunità romena.

La sentenza del tribunale condanna la ragazza

La commerciante e aspirante modella padovana ha cercato di correre subito ai ripari cancellando il post su Fb [VIDEO] e chiedendo ufficialmente scusa alla comunità, affermando che quelle parole, ricolme di discriminazione, erano state pronunciate in un momento di nervosismo e stress dovuti al lavoro.

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Le frasi provocarono una grande indignazione generale, tanto da fare appello alla giustizia. Per scusarsi, la ragazza organizzò anche una festa per la comunità rumena, che prevedeva la distribuzione gratuita di schede ricaricabili, scrivendo un cartello di "benvenuto" sulla vetrina del negozio di telefonia di cui é proprietaria.

Tuttavia, la corsa ai ripari non é servita a risparmiare provvedimenti giudiziari nei confronti della ragazza. Di certo, l'età della giovane (all'epoca 19enne) e la pubblica ammenda sono servite a ottenere le attenuanti e una conseguente riduzione della pena: quattro mesi di carcere con la sospensione condizionale e la non menzione, non per diffamazione e ingiuria, ma per la violazione della legge Mancino, contro la diffusione di idee basate sull'odio e sulla superiorità razziale ed etnica che possa essere rappresentata da atti di discriminazione. Questo é il contenuto della sentenza pubblicata dopo 4 anni dall'accaduto.

Le scuse della giovane

La ragazza padovana, aspirante modella, finalista a Miss Muretto 2012 e prima al Bikini Contest 2015 a Rimini, ha pronunciato delle affermazioni che si sono rivelate fatali per la propria fedina penale.

Il padre della ragazza, al fine di ridurre i rischi derivanti dalla pena per la propria figlia, ha chiesto pubblicamente scusa, pubblicando numerosi discorsi contro il razzismo e la xenofobia sui giornali e comunicando la propria intenzione di assumere dieci stranieri nella propria azienda metalmeccanica. Si tratta di un episodio che avrebbe potuto coinvolgere qualsiasi incauto utente impulsivo della rete, che sarebbe caduto nella morsa della giustizia. Episodi come il presente spingono alla riflessione sull'importanza e sul peso delle parole.