Secondo la legge, Antonio Logli avrebbe ucciso la moglie [VIDEO] e ne avrebbe distrutto il cadavere. La sentenza di condanna a 20 anni di reclusione per il marito di Roberta Ragusa è stata confermata, dopo ben sette ore di camera di consiglio, in Corte d'assise d'appello. A chiederla era stato il procuratore generale Filippo di Benedetto.

Antonio Logli continua a professarsi innocente

In primo e secondo grado, la sentenza immutata versa su Antonio Logli le colpe dell'uccisione e della distruzione del cadavere della povera donna. L'uomo si è sempre dichiarato estraneo alla sua scomparsa, tanto che il figlio Daniele è convinto che la madre si sia allontanata di sua spontanea volontà, sei anni fa, quando scomparve da San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, dove abitava con la famiglia.

Durante questa ultima udienza è rimasto per tutto il tempo seduto accanto al padre, con gli occhi lucidi, atterrito forse dal suo destino crudele, quello di aver perso una madre e di vedere ora in pericolo la sua vita accanto al padre, l'unico genitore rimastogli.

Il procuratore voleva l'arresto

Non è stata accolta la richiesta del procuratore generale che voleva l'arresto per Antonio Logli. Saranno adottate però delle misure cautelari nei suoi confronti: il Logli avrà da oggi in avanti l'obbligo di dimora nel suo comune di residenza, quello di San Giuliano Terme, dalle ore 21 alle ore 6. Nessuna emozione è trapelata dal suo volto, come in ogni occasione pubblica [VIDEO], impassibile. Antonio Logli è uscito dall'aula di tribunale con il suo avvocato dopo tutti gli altri e lo ha fatto senza evidenziare alcun turbamento.

L'avvocato di parte civile soddisfatto

L'avvocato di parte civile, Nicodemo Gentile, si è dimostrato soddisfatto per questa sentenza che non si è spostata da quella di primo grado, anche se, ha dichiarato, la giornata è stata caratterizzata dal dolore per il figlio di Antonio e Roberta, che ha dovuto assistere alla condanna di suo padre per l'omicidio della madre. Se è vero che Roberta Ragusa ha diritto ad avere giustizia, per chi le ha voluto bene, come la cugina Maria, che si è costituita parte civile, è stato come scavare dentro al proprio dolore per la scomparsa di questa donna, di cui forse non si saprà mai che fine abbia fatto. Nessuno infatti, neppure i suoi figli, potranno portare un fiore sulla sua tomba, e dovranno vivere con il dramma di avere per padre un feroce assassino.